14 marzo
politiche

Multe latte: finirà la storia infinita?

Da più di 20 anni il settore zootecnico italiano, ma in realtà a pagare è stata tutta l’agricoltura, è alle prese con le multe conseguenti ai ripetuti sforamenti della quota latte assegnata al nostro Paese.

 

Ora, si spera, potrebbe essere finalmente chiusa la vicenda. L’Italia dovrebbe presentare a fine marzo a Bruxelles il suo piano per vedere archiviata – almeno questo è l’auspicio – la procedura di infrazione sul mancato recupero di oltre un miliardo di euro dagli allevatori per le multe sulle quote latte dal 1995 al 2009.

 

Come stabilito dal decreto emergenze varato a inizio marzo dal Governo, il fulcro del piano italiano è che l’onere della riscossione, a decorrere dal 1° aprile 2019, passa all’Agenzia delle entrate. Da quel che si apprende a Bruxelles l’Agenzia delle entrate incrocerà i dati con Agea.

 

Dopo la prima condanna della Corte di giustizia nel 2018, oltre un anno fa, la Commissione non ha accelerato su una nuova procedura di infrazione che, se non sanata, porterebbe a un secondo deferimento in Corte con probabile multa. Segno che si sta lavorando a una soluzione e conferma che l’Esecutivo Ue cerca di ottenere dall’Italia misure credibili, non un recupero al centesimo.

 

Perché nella procedura di infrazione le somme da recuperare sono stime che riguardano il complessivo, non contano le quote inesigibili, e l’oggetto principale è il fatto che l’Italia si doti di «misure opportune per recuperare il prelievo dovuto dai singoli produttori e caseifici» come si legge nelle numerose note stampa diffuse dalla Commissione sulla vicenda.

 

Il sottosegretario alle politiche agricole Franco Manzato qualche settimana fa alla stampa locale veneta spiegava la linea del Governo: «Sostenere che il sistema non ha mai sforato significherebbe nuova commissione d’inchiesta, riaprire il contenzioso con l’Ue, una seconda infrazione con una multa ogni giorno che passa e altri vent’anni di discussioni. Io sto portando avanti una trattativa con la Commissione Juncker: pagamento sì, ma in percentuale che stabiliamo».

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