30 Dicembre
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Miglioramento genetico: l’Europa non può restare indietro

L’agricoltura italiana ha raggiunto livelli di eccellenza che hanno pochi eguali al mondo. Tuttavia sta vivendo una grande trasformazione, sotto la spinta di pressanti richieste di maggiore sostenibilità, di migliore qualità dei prodotti e di mantenimento o incremento dei livelli produttivi, in un contesto di cambiamenti climatici i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti.

La risposta alle sfide derivanti da uno scenario del genere per il sistema agricolo italiano non può che derivare da un sostanziale cambiamento di passo verso una maggiore integrazione tra tradizione e innovazione.

In questo senso è indubbia l’importanza della genetica agraria e del miglioramento genetico nello sviluppare varietà che coniughino le caratteristiche di produttività, di resistenza a patogeni e parassiti, di efficiente impiego delle risorse, con quelle di elevata qualità per il consumo e per la trasformazione.

L’Italia ha una tradizione più che centenaria nel settore della genetica agraria e del miglioramento genetico, consolidata ai massimi livelli internazionali. Ora stiamo vivendo un momento topico nel quale conoscenze teoriche e sviluppi metodologici di numerose discipline, quali il sequenziamento dei genomi, la mappatura dei geni che controllano la variabilità di caratteri complessi, sono giunti a piena maturazione e convergono nello sviluppo di tecnologie che complessivamente sono indicate come New Breeding Technologies (Nbt).

Tra le diverse Nbt, la cisgenesi e il genome editing sono di particolare rilevanza per l’agricoltura.

Purtroppo, a questa sfida l’Italia e l’Europa arrivano tecnologicamente attrezzate, ma con un grave handicap dovuto a un deficit legislativo che, equiparando le piante e i prodotti Nbt agli ogm, rende di fatto estremamente difficile e costoso introdurre queste tecnologie in Europa. Le conseguenze in termini di competitività e di indipendenza produttiva sono evidenti.

La nuova Commissione europea dovrebbe avere tra le sue priorità quella di una revisione della regolamentazione delle Nbt. L’Europa e l’Italia non possono permettersi ulteriori ritardi se non si vuole dare ragione a chi considera l’Europa già tagliata fuori da questo fondamentale settore della ricerca.

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