18 Ottobre
mutamenti climatici

Miele, un’annata da dimenticare: la peggiore della storia

Non hanno dubbi gli esperti del Consorzio nazionale degli apicoltori (Conapi): per il miele italiano il 2017 rappresenta in assoluto l’annata peggiore della storia. Colpa soprattutto della siccità dei mesi scorsi, che non ha dato scampo alle api, per lo più nelle regioni del Centro Nord.

 

Tra i vari di tipi di miele, il più colpito è quello di acacia, il più pregiato e più richiesto. I 275mila chili prodotti nel 2016, già considerati un risultato assai negativo, quest’anno sono diventati 198mila, con un calo di quasi il 30%. Male anche il millefiori, di solito il più abbondante; meglio, invece, il miele di agrumi del Sud, ancora in raccolta.

 

Precipita la produzione media per arnia, passata dai 21 chili del 2015, ai 7 del 2016, fino al minimo storico di 5 chili nel 2017. Un crollo che va a colpire i redditi degli apicoltori che, sempre più frequentemente, abbandonano la loro attività. Anche perché molto spesso si tratta di piccolissimi operatori. Alle circa 20 mila partite Iva che compongono il mercato, si aggiungono 23mila produttori per autoconsumo.

 

«Siamo in attesa dei dati della raccolta di miele di agrumi che, contrariamente allo scorso anno, lasciano ben sperare», dichiara il presidente del Conapi, Diego Pagani, spiegando che la vera crisi si è verificata nelle regioni del Centro-Nord, con il Sud che ha tenuto.

Sul banco degli imputati ci sono i mutamenti climatici, primi e assoluti responsabili dei danni del 2017. Il precoce arrivo di una primavera calda ha infatti indotto una forte produttività delle api, interrotta bruscamente dalle gelate di aprile, compromettendo il raccolto di acacia e affamando le famiglie; la siccità prolungata dei mesi successivi ha quindi annullato il raccolto estivo.

 

«Una situazione disastrosa che ci accomuna a tutte le produzioni del bacino mediterraneo», precisa Pagani, «ma l’Italia ha un asso nella manica, perché insieme a Grecia e Cipro abbiamo l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine di produzione, cosa che sta aiutando a tenere i prezzi e a tenere lontani gli agropirati; in questa situazione, infatti, temiamo un incremento delle frodi».

 

(© Osservatorio AGR)

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