16 Gennaio
imprese & mercati

Mercato col turbo per i suini, ma sale l’allarme per la peste africana

Nonostante una partenza del 2020 al ribasso, lo scorso anno il mercato dei suini da macello in Italia è andato di corsa.

In dicembre la forte crescita delle quotazioni della soia ha controbilanciato, per gli allevatori, i benefici derivanti dall’aumento di prezzo dei capi da macello pesanti, ma la redditività dell’allevamento, come registra l’indice Crefis, il Centro ricerche economiche sulle filiere sostenibili dell’Università Cattolica del S. Cuore di Piacenza, è su livelli molto elevati, tanto che la sua variazione tendenziale (cioè nei confronti di dicembre 2018) segna +39,8%.

Anche in Europa i corsi sono leggermente calati nella seconda metà di dicembre, ma i listini sono rimasti su livelli altissimi. Il prezzo medio annuo è cresciuto infatti su tutti i principali bacini di produzione di oltre il 20% rispetto al 2018. Secondo gli analisti europei, il prezzo dei suini dovrebbe rimanere elevato anche nei mesi a venire, in considerazione dell’elevato deficit cinese causato dalla peste suina africana (Psa) che – secondo fonti autorevoli – ha portato all’abbattimento di 200 milioni di maiali.

In Italia, fortunatamente, il virus, che viene diffuso dai cinghiali, non si è ancora presentato, ma in altri Paesi europei, tra cui il Belgio, ha già fatto la sua micidiale comparsa.

Il quadro sanitario è comunque in continua evoluzione, come conferma la scoperta di alcuni focolai in Serbia avvenuta nella scorsa estate, e assume contorni sempre più preoccupanti.

Per questa ragione il 1° gennaio scorso è partito un Piano di sorveglianza nazionale, presentato a Bruxelles dal Ministero della salute nel 2019 e successivamente approvato dalla Commissione, in base al quale in Sardegna, dove la Psa è endemica, proseguiranno le misure fin qui adottate che si sono rivelate molto efficaci per ridurre drasticamente la diffusione della malattia, mentre a livello nazionale, relativamente agli allevamenti domestici,  verrà rafforzata la sorveglianza passiva per individuare il prima possibile l’eventuale  presenza del virus nelle porcilaie. Questa attività si esplicherà attraverso la segnalazione alle autorità veterinarie competenti territorialmente, che procederanno con le relative verifiche sanitarie di eventuali casi sospetti in base alla sintomatologia manifestata dai suini e di anomale mortalità degli animali.

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