18 Febbraio
innovazione

Mappato il Dna della quinoa: un aiuto contro la fame nel mondo?

Completata la mappatura genetica della quinoa, la pianta erbacea originaria delle Ande che in virtù del suo alto potere nutritivo e della notevole adattabilità ad ambienti estremi viene considerata l’alimento del futuro, in grado di aiutare la lotta contro la fame nel mondo.

 

La lettura del suo patrimonio genetico è stata eseguita per la prima volta in alta definizione da un consorzio internazionale di ricerca, che ha coinvolto 33 esperti di quattro continenti. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature, ha fornito numerose informazioni sulle caratteristiche della pianta e i suoi meccanismi di crescita.

 

Appartenente alla stessa famiglia di spinaci e barbabietole, la quinoa viene considerata uno “pseudo cereale” per la farina particolarmente ricca di amidi che è possibile ottenerne. È inoltre priva di glutine, cosa che la rende adatta ai celiaci, e caratterizzata da un basso indice glicemico. La coltura può crescere fino a 4mila metri di altitudine, su suoli poveri o salati, ed è in grado di sopportare temperature elevate.

 

«Potrebbe fornire una fonte di cibo sana e nutriente, coltivata sfruttando terreni e risorse idriche oggi inutilizzati», afferma Mark Tester, professore della King Abdullah University of Science and Technology (Arabia Saudita), a capo del team di studiosi che ha decifrato il genoma della pianta.

 

Allo stato attuale, il consumo della quinoa resta marginale rispetto a quello di grano, riso, avena o mais: 100mila tonnellate l’anno, contro centinaia di milioni per ciascuno dei cereali.

 

A frenarne la diffusione, specifica la ricerca, sono due fattori: l’amarezza dei semi, determinata da composti chimici chiamati saponine, e gli steli, molti lunghi e quindi fragili in caso di vento o pioggia forti.

 

Ma ora la mappatura del genoma ha permesso l’identificazione di uno dei geni che controllano la produzione di saponine. Questo, sottolinea Tester, faciliterà la selezione di piante prive di tali sostanze e dunque con semi più dolci. I ricercatori contano anche di individuare i geni che determinano le dimensioni della pianta, in modo da svilupparne di più corte e robuste: diventerebbe così più facile la coltivazione estensiva di esemplari capaci di reggere il peso di semi più grandi.

 

(© Osservatorio AGR)

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