23 Aprile
Coronavirus imprese & mercati

Manodopera agricola, un problema da risolvere

Le conseguenze economiche dell’epidemia da Covid-19 sono ormai sotto gli occhi di tutti e il settore agricolo non fa certo eccezione, anche se la produzione non si è fermata.
Secondo Coldiretti, solo a marzo sono andate perse mezzo milione di giornate di lavoro a causa della chiusura delle frontiere ai lavoratori stranieri. Ora, per non far marcire i raccolti nelle campagne e garantire le forniture alimentari alla popolazione è necessario che vengano varati con urgenza strumenti più flessibili come i voucher per pensionati, studenti e cassaintegrati.
Il calo delle giornate di lavoro nel mese di marzo è avvenuto nonostante il fatto che le temperature alte abbiano anticipato la maturazione delle primizie con l’avvio delle raccolte, dagli asparagi alle fragole. Un segnale drammatico – continua la Coldiretti – con il calendario delle raccolte che si intensifica con l’avanzare della primavera.
Con il blocco delle frontiere sono venuti a mancare almeno 200.000 lavoratori stranieri che arrivavano temporaneamente in Italia per la stagione di raccolta per poi tornare nel proprio Paese. È quindi necessaria subito una radicale semplificazione del «voucher agricolo» che possa consentire da parte di cassaintegrati, studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne in un momento in cui scuole, università, attività economiche e aziende sono chiuse e molti lavoratori in cassa integrazione potrebbero trovare una occasione di integrazione del reddito proprio nelle attività agricole.
Secondo l’analisi dell’organizzazione agricola quasi un terzo dei lavoratori stagionali che arrivava in italia temporaneamente lavorava in sole 6 province: Bolzano (6%), Verona (5%), Foggia (5%), Latina (4%), Trento (4%) e Cuneo (4%) dove i voucher rappresentano l’unico realistico strumento per intervenire concretamente per combattere le difficoltà occupazionali.
I voucher servono limitatamente a certe categorie, conclude Coldiretti, e solo strettamente per il periodo di emergenza del coronavirus al termine del quale è auspicabile la ripresa del mercato del lavoro.

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