23 Dicembre
imprese & mercati

Mais italiano: secondo l’Istat superfici in aumento nel 2019

Secondo le prime stime pubblicate dall’Istat sull’andamento delle coltivazioni vegetali nel 2019, la superficie italiana seminata a mais da granella nella scorsa campagna segnerebbe +41.000 ettari rispetto al 2018, un aumento del 7% che farebbe risalire la superficie nazionale sopra 630.000 ettari.
Ricordiamo che nel 2018, con meno di 600.000 ettari di superficie coltivata, si era scesi al minimo storico degli ultimi 100 anni.
Di questi 41.000 ettari «recuperati», circa 24.000 derivano da una parziale risalita delle superfici coltivate in Veneto, regione che con 161.000 ettari torna a primeggiare, pur manifestando una perdita secca di circa 90.000 ettari rispetto all’inizio del decennio. Ancora ferma a 50.000 ettari la superficie in Friuli, più limitati e tutti intorno ai 4.000 ettari, risulterebbero invece i recuperi registrati in Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e nella restante parte dell’Italia.
L’incremento del 2019 evidenzia comunque un calo di circa 300.000 ettari rispetto all’inizio del decennio e di quasi 600.000 sul 2004, quando al termine dell’epoca degli incentivi diretti della Pac si raggiunse il massimo storico degli ultimi 50 anni.
Questi numeri però sono ancora tutti da confermare: lo scorso anno le prime stime Istat superavano infatti di circa 25.000 ettari i dati via via consolidati.
Il 90% della produzione rimane concentrato nelle prime cinque regioni e l’88% nelle prime venticinque province, tutte situate nel Nord del Paese, ad eccezione di Perugia e Caserta.
Stimando un fabbisogno complessivo annuale pari a 11,5 milioni di tonnellate il risultato produttivo del 2019 determinerebbe perciò un flusso netto di importazioni pari a circa 5,2 milioni di tonnellate, corrispondenti a un esborso intorno a 850 milioni di euro (ipotizzando un prezzo medio unitario di 165 euro/t), e un tasso di approvvigionamento del 55%.
Ma il fabbisogno potrebbe risultare più elevato e arrivare a 12 milioni di tonnellate; in questo caso l’import ammonterebbe a 5,7 milioni di tonnellate, l’esborso potrebbe salire a 935 milioni di euro e il tasso di autoapprovvigionamento si ridurrebbe al 52,8%.

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