3 Maggio
imprese & mercati politiche

Lavoro irregolare in agricoltura ancora molto diffuso

Il 18 aprile scorso è stato presentato il Rapporto annuale dell’Ispettorato nazionale del lavoro che riporta i risultati dell’attività di vigilanza svolta lo scorso anno assieme all’Inail in relazione soprattutto ai fenomeni di violazione di maggiore allarme sociale, quali il lavoro nero, il caporalato e l’intermediazione illecita.

 

Per quanto riguarda l’agricoltura è stato rilevato un tasso complessivo di irregolarità sul lavoro inferiore di oltre il 10% rispetto a quello di settori come l’industria e il terziario (commercio, servizi di alloggio e ristorazione e altre attività) e addirittura del 15% se riferito all’edilizia. In agricoltura resta però elevata la percentuale di irregolarità, pari a oltre la metà dei casi osservati, in crescita del 5% rispetto al 2017.

 

Su 6.570 accertamenti «mirati» in agricoltura, gli illeciti contestati in materia di lavoro e legislazione sociale o di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro sono stati 3.600, vale a dire il 54,8%, contro il 50% del 2017, a fronte di una media generale del 65%.

 

I più alti tassi di irregolarità si osservano nel settore dei trasporti e magazzinaggio (70,5%), nelle costruzioni, con poco meno del 70%, e nei servizi di alloggio e ristorazione, con il 69,5%.

 

Le azioni ispettive condotte per contrastare il fenomeno del lavoro sommerso hanno portato l’anno scorso all’individuazione di 3.349 lavoratori in nero nel settore agricolo, ovvero il 51% dei casi esaminati, con una maggiore incidenza riscontrata in Campania, Puglia, Lombardia, Lazio, Toscana ed Emilia Romagna.

 

Per quanto riguarda il fenomeno del caporalato, cioè lo sfruttamento della manodopera, prevalentemente straniera e priva di regolare permesso di soggiorno, i controlli hanno portato complessivamente a 479 provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale (+25% rispetto ai 360 del 2017), 404 dei quali (l’84%) successivamente revocati a seguito di intervenuta regolarizzazione. Dei 1.474 lavoratori interessati, 673 (circa il 46%) sono risultati totalmente in nero, e ben 496 erano impiegati nel settore agricolo.

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