9 Novembre
politiche

Latte, segnali di ripresa dei mercati internazionali

Dopo una grave e perdurante crisi, i mercati internazionali del latte stanno dando segnali di ripresa. È l’indicazione che emerge dall’ultimo Short Term Outlook, il documento elaborato e pubblicato dalla Commissione europea che fa il punto della situazione degli ultimi mesi e formula previsioni per il prossimo futuro.

Tutti i prezzi dei prodotti lattiero-caseari sono aumentati nelle ultime settimane, sia in Europa che in Oceania, un’area quest’ultima caratterizzata da forti esportazioni e dunque molto importante per il mercato dei derivati del latte a livello mondiale.

In Unione europea, sino alla metà di settembre il prezzo del latte scremato in polvere ha oscillato su valori ancora bassi ma decisamente superiori (mediamente del 13%) al prezzo di intervento, fissato a 192 euro/100 kg. La quotazione del burro, invece, ha raggiunto valori notevoli, sino a 374 euro/100 kg, tornando ai livelli pre-crisi del 2012-2013. Il prezzo del latte intero in polvere si è attestato a 258 euro/100 kg, tornando sui livelli del 2014, ma di oltre il 20% al di sotto della campagna 2012-2013.

La tendenza al rialzo del prezzo dei derivati del latte scambiati a livello internazionale sta iniziando gradualmente a trasmettersi anche al latte crudo alla stalla, che ha avuto il suo picco minimo a luglio quando è sceso fino a 25,6 euro/100 kg. Un livello medio, però, con differenze sostanziali da Paese a Paese: basti pensare ai 16,9 euro/100 kg toccati in Lituania, ai 23,4 in Germania, ai 28,4 in Francia e ai 30,6 in Italia.
Per lo scenario dei prossimi mesi occorre considerare diversi fattori che potrebbero influire positivamente sul mercato del latte e dei suoi derivati, a partire dalle dinamiche della produzione, che vengono previste in rallentamento nel contesto dell’Unione europea, anche per effetto del programma comunitario di aiuti alla riduzione delle consegne attivato a settembre.

A livello internazionale, invece, è prevista una forte diminuzione della produzione di latte in Uruguay, Argentina e Australia a causa di condizioni meteo sfavorevoli.

Dal lato della domanda si vedono segnali positivi sul versante dei consumi interni europei, con un incremento degli acquisti di formaggi e di burro, che andrebbe più che a compensare il calo di vendite di latte alimentare.
Sul fronte del commercio con l’estero, si prevede un buon andamento della domanda di formaggi e burro a livello mondiale (Cina, Stati Uniti, Messico) di cui dovrebbero beneficiare particolarmente gli esportatori dell’Unione europea.

(Ⓒ Osservatorio AGR)

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