21 Novembre
imprese & mercati

L’agricoltura meridionale è in recessione

La stagnazione economica che ormai da tempo caratterizza l’Italia assume contorni ancora più preoccupanti nelle regioni del Sud: lo certifica l’ultimo rapporto dello Svimez che segnala come il Meridione perda colpi rispetto al Centro-Nord.
Quest’anno, mentre l’Italia si ferma il Sud entra in recessione. Pesano soprattutto l’interruzione della crescita occupazionale e la persistente debolezza dell’intervento pubblico, con la spesa per investimenti che ha subito un vero e proprio tracollo negli ultimi 10 anni per una carenza di risorse, ma soprattutto per vincoli burocratici e incagli amministrativi.
In questo quadro neanche dall’agricoltura arrivano segnali di ripresa: il valore aggiunto, che esprime la dimensione del pil del settore, si è ridotto nel Mezzogiorno del 2,7% negli ultimi 12 mesi, mentre è aumentato del 3,3% nel resto d’Italia.
Un diverso ritmo di marcia che, secondo i ricercatori dello Svimez, è riconducibile non solo a fattori climatici oggettivamente difficili, ma anche alla difficile situazione dell’olivicoltura, specialmente in Puglia, e all’ormai fisiologica contrazione della produzione di agrumi.
Il segno meno nelle campagne del Mezzogiorno vale molto più che nel resto d’Italia, se si considera che al Sud gli occupati del settore agricolo ammontano a 528.000 unità, quasi il 60% dell’occupazione agricola nazionale.
Un altro nodo è rappresentato dalle possibilità di un ricambio generazionale, che nel Mezzogiorno, in particolare nel settore agricolo che più di altri sconta gli effetti di un’elevata senilizzazione, si scontrano con dinamiche demografiche particolarmente negative. Dall’inizio del nuovo secolo – spiega lo Svimez – le regioni meridionali hanno perso oltre 2 milioni di residenti, per metà giovani fino a 34 anni e per quasi un quinto laureati.
In agricoltura gli investimenti sono parte essenziale di un nuovo percorso, scrivono gli esperti. Ma i finanziamenti comunitari della politica di sviluppo rurale non dimostrano, allo stato attuale, una grande capacità d’urto, sia per la carenza delle risorse finanziarie, sia per i lunghi tempi di erogazione.

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