15 Febbraio
politiche

La rabbia dei pastori è un allarme per tutti

Quando il latte scorre sulle strade significa che si è superato il livello di guardia: per i pastori sardi, ovviamente, ma anche per tutta l’agricoltura italiana.

 

La protesta dei produttori di latte ovino che è esplosa in questi giorni in tutta la Sardegna, con manifestazioni, blocchi stradali e spargimento del latte nasce da un dato molto semplice: il prezzo troppo basso pagato ai pastori.

 

Come ha rilevato Ismea, la prima settimana di febbraio 2019, gli allevatori sardi hanno incassato 60 centesimi di euro per chilogrammo di latte crudo alla stalla (iva compresa), a fronte di costi variabili di produzione (alimenti per gli animali ed altri mezzi tecnici) per 70 centesimi di euro (iva esclusa). Con questi numeri non c’è partita ed è pienamente comprensibile la disperazione degli allevatori.

 

Come si è giunti a una situazione del genere?
Le motivazioni sono ovviamente diverse e complesse. Sicuramente una delle principali è l’eccessiva dipendenza dal contesto internazionale: oltre il 60% delle esportazioni di Pecorino Romano sono dirette verso gli Stati Uniti ed è quindi evidente che se tale mercato incontra difficoltà, a livello di tasso di cambio o di concorrenza sleale di altri prodotti, le conseguenze sono gravi e immediate.
Da questo punto di vista sarebbero forse da approfondire le accuse che arrivano da parte del mondo produttivo nei confronti dell’industria, che delocalizzerebbe in Romania la produzione.

 

C’è poi da considerare che la Pac che non contiene strumenti specifici per contrastare i disequilibri del mercato del latte ovino. L’unica arma disponibile è l’ammasso privato che però agisce solo per i formaggi a denominazione di origine e non è automatico, ma serve una decisione della Commissione Ue. Ci sono le misure di emergenza, ma renderle operative non è così agevole né rapido.

 

Ma guardando oltre la cronaca di questi giorni, c’è da osservare che sono tanti i settori agricoli i cui i produttori sono alle prese con difficoltà ricorrenti, che mettono a rischio la sopravvivenza di molte aziende. Agire solo sulle emergenze non è fare politica seriamente.

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