5 Aprile
imprese & mercati

Dopo la crisi, in Italia tornano a salire i consumi di carne

Nel 2018 si è registrata una storica inversione di tendenza, con l’aumento di oltre il 5% della spesa delle famiglie italiane per la carne, il valore più alto degli ultimi sei anni che avevano fatto registrare un brusco calo dei consumi.

 

I dati sono dell’Osservatorio Permanente sul Consumo Carni promosso da Agriumbria, la fiera nazionale dell’agricoltura, della zootecnia e dell’alimentazione, chiusasi il 31 marzo scorso a Bastia Umbra (Perugia).

 

Il documento costituisce un vero e proprio rapporto sulle tendenze dei consumatori nei confronti della carne certificata e di qualità.

 

L’aumento dei consumi riguarda tutte le diverse tipologie di carne da quella di pollame (+4%) a quella di maiale (+4%) fino a quella bovina (+5%), in un quadro di sostanziale stagnazione della spesa alimentare (+1,4%).

 

Nel 2018 il prodotto della macellazione nazionale di manzi, vitelloni maschi e femmine, ha rappresentato il 65% della carne bovina e circa un quarto del totale delle carni rosse. Il prezzo dei vitelloni, di norma piuttosto stabile, lo scorso anno è aumentato dell’1,3% rispetto al 2107, anno in cui era salito del 3,5% consolidando il livello dei cinque anni precedenti.

 

Il consumo medio annuo in Italia di carne (pollo, suino, bovino, ovino) è sceso a 79 kg pro-capite, un livello tra i più bassi in Europa. Il dato interessante è però che il 45% dei consumatori privilegia la carne proveniente da allevamenti italiani, il 29% sceglie carni locali e il 20% quella con marchio dop, igp o con altre certificazioni di origine.

 

Cresce sensibilmente, infatti, il consumo di carni igp, con un balzo del 20% nel numero di animali di razze storiche italiane allevate negli ultimi 20 anni sulla base delle iscrizioni al libro genealogico.

 

La domanda di qualità e di garanzia dell’origine ha portato a una riscoperta dell’allevamento delle razze storiche italiane da carne, che, dopo aver rischiato l’estinzione, sono tornate a essere interessanti per tanti allevatori, soprattutto quelli dell’Italia centrale e meridionale.

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