3 Ottobre
imprese & mercati politiche

Incubo dazi per il made in Italy negli Usa

Dopo la conferma da parte della Wto, l’Organizzazione mondiale del commercio, della possibilità per gli Stati Uniti di agire contro l’Unione Europea per la vicenda Boeing-Airbus, il settore agroalimentare italiano è con il fiato sospeso.
La Wto ha autorizzato gli Usa a imporre dazi per 7,5 miliardi di dollari: come «riempirà» questo gigantesco paniere Donald Trump?
La componentistica per aerei prodotta in Germania, Francia, Regno Unito e Spagna – che partecipano al consorzio Airbus – sarà sicuramente colpita, ma lo saranno anche altri settori economici e altri Paesi Ue, come l’agroalimentare e il Made in Italy.
Per il nostro food&wine gli Stati Uniti sono il principale mercato di sbocco fuori dai confini europei. I prodotti colpiti potranno registrare aumenti di tariffe fino al 100%, con il rischio, o meglio la certezza, di frenare pesantemente la crescita del Made in Italy su quel mercato.
Il mercato statunitense assorbe circa il 30% dell’export agroalimentare italiano diretto ai Paesi extra Ue (che ammonta a 14,5 miliardi). Ora si temono perdite ingenti alle esportazioni di tutte le nostre produzioni di formaggi dop (Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Pecorino, Asiago) e su tutte le esportazioni italiane negli Usa, che ammontano a 4,2 miliardi di euro, se venissero colpiti prodotti come vino, salumi, olio d’oliva, pomodori e pasta.
Solo per il sistema Grana Padano, sostiene il Consorzio, il danno è quantificabile in circa 270 milioni di euro.
«Il sistema agroalimentare italiano non può pagare il prezzo di una querelle su cui non ha responsabilità» ha denunciato il ministro dell’agricoltura Teresa Bellanova, che ha avvertito: «È un prezzo che per il settore è devastante» invitando l’Europa a «iniziare a immaginare strumenti di compensazione a tutela del reddito dei produttori agricoli e dell’agroalimentare italiani».
Nei mesi scorsi gli Usa hanno chiuso la porta ai diversi tentativi dell’esecutivo Ue di trovare un accordo: la sensazione diffusa nei palazzi Ue è che gli americani vogliano imporre dazi subito per poi trattare da una posizione di forza.

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