30 gennaio
innovazione

HortExtreme: dall’Italia un orto idroponico per future missioni su Marte

È frutto della tecnologia italiana l’orto idroponico che sarà sperimentato nel corso delle missione internazionale Amadee-18. La nuova struttura, realizzata attraverso il progetto HortExtreme dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), dall’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) e dall’Università di Milano, verrà testata nel deserto del Dhofar, nell’Oman, dove dal 1° al 28 febbraio 2018 è previsto l’inizio delle coltivazioni, nell’ambito della simulazione di una missione umana su Marte.

 

Al momento, l’orto “marziano” consiste in un sistema a contenimento di 4 metri quadrati, dove vengono coltivate quattro specie di microverdure, tra cui il cavolo rosso e il radicchio, appositamente selezionate perché completano il proprio ciclo vitale in circa 15 giorni e garantiscono un corretto apporto nutrizionale ai membri dell’equipaggio.

Il progetto italiano HortExtreme è stato scelto per la missione Amadee-18 in quanto in grado di sviluppare ecosistemi chiusi per la produzione in situ delle risorse necessarie alle missioni umane di esplorazione del Sistema Solare.

 

«Il sistema di coltivazione idroponica che abbiamo messo a punto», spiega il responsabile Laboratorio Biotecnologie dell’ENEA, Eugenio Benvenuto, «è del tipo “per allagamento”, in cui è presente un grande vassoio con un substrato inerte, posto in modo che le piante possano ricevere luce e nutrimento a intervalli regolari, modulati da sensori ad hoc che lavorano in tempo reale. Grazie all’ausilio di strumentazione all’avanguardia e di microcamere puntate sulle piante per tutto il periodo di missione, sia gli astronauti che tecnici e ricercatori dal nostro laboratorio in Casaccia, potranno monitorare quotidianamente consumi energetici e parametri di fisiologia vegetale dell’orto “marziano”, con l’obiettivo di dimostrare la produttività dell’ecosistema nelle condizioni estreme previste nella missione di simulazione. Un progetto che può aprire nuovi orizzonti applicativi per un’alimentazione che abbina alta qualità e alta resa», conclude Benvenuto.

 

Gli fa eco il responsabile dell’Unità volo umano e microgravità dell’ASI, Gabriele Mascetti: «si tratta di temi cruciali per le missioni finalizzate all’esplorazione umana e con un enorme potenziale di trasferimento a terra delle conoscenze per la risoluzione di problematiche quali la sostenibilità ambientale e l’efficienza energetica».

 

(© Osservatorio AGR)

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