15 Novembre
imprese & mercati

FAO, nel 2017 aumentano i costi delle importazioni alimentari: +6% rispetto al 2016

In un anno in cui i prezzi delle materie prime alimentari si sono mantenuti generalmente stabili, il costo delle importazioni di prodotti alimentari relativo al 2017 si prevede in salita a 1,413 trilioni di dollari, con un aumento del 6% rispetto al 2016, il secondo incremento più elevato sinora mai registrato.

È quanto emerge dall’ultimo rapporto della FAO “Food Outlook” (Prospettive alimentari), pubblicato lo scorso 9 novembre. L’aumento del costo delle importazioni, evidenzia il report, è stato determinato da un’accresciuta domanda internazionale per la maggior parte dei prodotti alimentari, nonché da tariffe di trasporto più elevate.

 

Particolare preoccupazione destano le implicazioni economiche e sociali degli aumenti a due cifre del costo delle importazioni alimentari per i Paesi meno sviluppati e per i Paesi a basso reddito con deficit alimentare.

«Le spese più elevate non si traducono necessariamente in maggior cibo acquistato da parte di questi Paesi, poiché il costo delle importazioni è notevolmente aumentato», ha dichiarato Adam Prakash, economista della Fao.

I maggiori costi si registrano a dispetto di scorte consistenti, buone previsioni per i raccolti e mercati che rimangono ben forniti.

 

Pubblicato due volte l’anno, il “Food Outlook” esamina i mercati delle principali categorie di alimenti, tra cui la produzione zootecnica e quella lattiero-caseario, i prodotti ittici, gli oli vegetali e i cereali maggiormente diffusi.

 

Il rapporto evidenzia come la frutta tropicale sia sempre più protagonista del commercio globale, con i volumi di esportazione del mango, dell’ananas, dell’avocado e della papaya che quest’anno raggiungeranno un valore totale complessivo di 10 miliardi di dollari. Una popolarità promettente per la riduzione della povertà e per lo sviluppo rurale, poiché quasi tutta la produzione avviene nei Paesi in via di sviluppo, di solito da piccoli agricoltori con meno di cinque ettari di terra.

 

La FAO stima che nel 2017 la produzione totale di questi quattro frutti possa raggiungere 92 milioni di tonnellate, a fronte dei 69 milioni del 2008. Attualmente, il 95% di tale produzione viene consumato localmente, ma redditi in aumento e cambiamenti nelle preferenze dei consumatori faranno aumentare con tutta probabilità i volumi di esportazione, specialmente se un commercio più libero e un più facile accesso al mercato stimoleranno miglioramenti tecnologici nella distribuzione.

 

Tra i principali produttori di frutta tropicale, vi sono l’India, che ospita circa il 40% della produzione mondiale di mango, la Costa Rica, che fornisce una gran parte degli ananas del mondo, la Cina, il Brasile e anche il Messico, il più grande esportatore.

 

(© Osservatorio AGR)

 

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