10 Ottobre
politiche

FAO: le aree rurali sono la chiave per la crescita economica dei Paesi in via di sviluppo

Le aree rurali hanno un vasto potenziale di crescita economica legato alla produzione alimentare e ai settori a essa connessi; cioè le rende idonee a offrire opportunità di lavoro a milioni di giovani dei Paesi in via di sviluppo, altrimenti destinati ad alimentare i flussi migratori per sfuggire alla trappola della povertà.

 

È la tesi sostenuta nel rapporto The State of Food and Agriculture 2017 (SOFA – Lo stato dell’alimentazione e dell’agricoltura) curato dalla FAO, nel quale si illustrano le azioni necessarie a sbloccare il potenziale, ancora inutilizzato, delle aree rurali, in modo da fornire cibo e lavoro a un pianeta che in futuro sarà più giovane e affollato.

 

Le stime demografiche indicano, infatti, che tra il 2015 e il 2030, la fascia di popolazione compresa tra i 15 e i 24 anni di età aumenterà di circa 100 milioni, raggiungendo 1,3 miliardi di persone. Buona parte dell’incremento riguarderà l’Africa sub-sahariana, e in particolare le zone rurali. Ma in molti Paesi di questa parte del continente africano, i settori industriali e dei servizi, a causa dello stato di arretratezza in cui versano, non saranno in grado di assorbire il consistente numero di persone in cerca di lavoro né potrà riuscirci l’agricoltura nella sua forma attuale. Ne consegue che molti giovani delle aree rurali saranno destinati a ingrossare le file dei poveri nelle aree urbane o a cercare un’occupazione altrove, con migrazioni stagionali o permanenti.

 

Per questo motivo, rappresenta un intervento strategico il sostegno politico e gli investimenti nelle aree rurali per costruire sistemi alimentari produttivi e sostenere agro-industrie ben collegate alle zone urbane, soprattutto alle città di piccole e medie dimensioni, che creeranno occupazione e consentiranno a più persone di rimanere e migliorare le proprie condizioni economiche.

 

La trasformazione delle economie rurali – sottolinea il rapporto – non sarà necessariamente una panacea che risolve tutti i problemi che spingono le persone a lasciare il proprio Paese d’origine, ma contribuirà a rendere le migrazioni più una scelta che una necessità.

 

Tre sono le linee di azione suggerite per favorire lo sviluppo delle aree rurali.

La prima prevede la realizzazione di una serie di politiche volte a garantire che i piccoli produttori siano in grado di partecipare pienamente a soddisfare le esigenze alimentari urbane. Le misure per rafforzare i diritti di proprietà fondiaria, una maggiore equità dei contratti di fornitura e il miglioramento dell’accesso al credito sono solo alcune possibili opzioni.

 

La seconda linea d’azione consiste nel costruire le infrastrutture necessarie per collegare le aree rurali ai mercati urbani. In molti Paesi in via di sviluppo, infatti, la mancanza di strade, energia elettrica, impianti di stoccaggio e sistemi di trasporto con celle frigorifere è un grande ostacolo per gli agricoltori che cercano di sfruttare la domanda urbana di frutta fresca, verdura, carne e latticini.

 

La terza linea di azione si basa sulla connessione delle economie rurali non solo con le grandi città, ma anche con le aree urbane più piccole e più diffuse. I centri urbani più piccoli – evidenzia il rapporto – rappresentano un mercato molto trascurato per i prodotti alimentari, se si considera che la metà di tutti gli abitanti urbani dei Paesi in via di sviluppo vive in città con meno di 500mila di abitanti.

 

(© Osservatorio AGR)

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