12 Luglio
mutamenti climatici

FAO: l’agricoltura sostenibile attenua le migrazioni forzate legate ai cambiamenti climatici

Rafforzare l’agricoltura sostenibile è fondamentale per attenuare le migrazioni forzate legate ai cambiamenti climatici, un fenomeno riguardante soprattutto le popolazioni rurali dei Paesi in via di sviluppo, destinato a peggiorare nel prossimo futuro.

È quanto ha dichiarato il direttore generale della FAO, Josè Graziano da Silva, sottolineando la crescente difficoltà delle zone rurali nell’affrontare un clima caratterizzato da temperature sempre più elevate e precipitazioni sempre più irregolari.

 

Da Silva ha citato cifre che mostrano come, a partire dal 2008, disastri legati al clima e alle condizioni meteorologiche hanno causato uno sfollato al secondo, per una media di 26 milioni all’anno.

 

Per affrontare efficacemente il problema, occorre potenziare le attività economiche nelle quali la maggior parte delle popolazioni rurali sono già coinvolte, ha affermato il direttore dell’Agenzia Onu, intervenuto, assieme al direttore generale dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni William Lacy Swing, in un evento collaterale tenutosi durante la Conferenza biennale della FAO.

 

L’agricoltura e l’allevamento, tipicamente, sostengono oltre l’80% dei danni e delle perdite causate dalla siccità, mentre altri impatti includono la degradazione del suolo, la scarsità d’acqua, l’esaurimento delle risorse naturali.

 

«Anche se meno visibili rispetto a fenomeni climatici estremi come gli uragani, gli eventi meteorologici lenti legati ai cambiamenti climatici hanno un impatto maggiore nel lungo periodo», ha spiegato Swing, citando come caso esemplare il prosciugamento del lago Ciad, avvenuto negli ultimi 30 anni, che ha reso la zona un hot-spot di crisi alimentari. «Molti migranti proverranno dalle zone rurali, con un potenziale impatto profondo sulla produzione agricola e i prezzi alimentari».

 

La FAO e l’IOM nel 2018 sono stati eletti congiuntamente alla presidenza del Global Migration Group (composto da 22 agenzie delle Nazioni Unite) e stanno collaborando per affrontare le ragioni alla base dei fenomeni migratori, una questione sempre più pressante per la comunità internazionale.

 

Si prevede che saranno le aree rurali dei Paesi meno sviluppati, dove spesso le famiglie povere hanno una capacità limitata di affrontare e gestire i rischi, a sopportare il peso maggiore dell’aumento delle temperature medie. Vulnerabilità che sono andate peggiorando a causa di anni di mancati investimenti nelle zone rurali.

 

Usare la migrazione come una strategia per favorire l’adattamento può dare frutti positivi – ad esempio le rimesse possono rafforzare la sicurezza alimentare e gli investimenti produttivi nelle zone di origine – ma senza il sostegno di politiche adeguate può anche causare il perpetuarsi di nuove vulnerabilità.

 

«Dobbiamo integrare sistematicamente», ha concluso Swing, «la migrazione e i cambiamenti climatici nei programmi nazionali di sviluppo e di lotta alla povertà, nella pianificazione per la riduzione dei rischi di disastro e di crisi, oltre a sviluppare politiche e pratiche agricole che permettano di rafforzare la capacità di fare fronte alla migrazione forzata dovuta ai fenomeni climatici».

 

(© Osservatorio AGR)

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