12 Settembre
imprese & mercati

Cresce l’interesse per il nocciolo

Nonostante le polemiche dei mesi scorsi in Lazio e Umbria sui presunti rischi per il paesaggio dovuti alla crescita della superficie coltivata a noccioleti, c’è chi non si scoraggia e, anzi, prosegue su questa strada, che può essere economicamente interessante per gli agricoltori delle zone collinari del nostro Paese.

L’ultima notizia viene dalle Marche: nelle scorse settimane il comune di Matelica (Macerata) ha organizzato, tramite l’Assessorato all’agricoltura, un appuntamento conoscitivo per presentare a un centinaio di agricoltori provenienti da tutta la regione il progetto messo in piedi dal gruppo Loacker.

Era presente anche il proprietario Andreas Loacker che, insieme a un agronomo, ha illustrato le potenzialità di questa coltura.

L’azienda dolciaria intende gestire in modo diretto e indiretto 3.000 ettari di noccioleti in Italia, e già ne gestisce 500 in Umbria.

Le colture di vigneti e noccioleti possono coesistere, avviene così da anni nel cuneese con la Ferrero. Da un conto economico presentato durante l’incontro di Matelica, ipotizzando una superficie di soli dieci ettari di terreno con 22 quintali di produzione, si considera un ricavo annuo a regime che potrebbe aggirarsi attorno ai 36.000 euro, se non di più.

Per quanto riguarda i costi, la spesa per l’impianto di un nuovo impianto si deve valutare in circa 4-5.000 euro a ettaro, non comprensivi di quelli per l’irrigazione.

La Loacker si impegnerebbe nella tracciabilità delle materie prime, offrendo know-how, supporto tecnico nell’avviamento delle piantagioni, prezzi garantititi con un impegno di 15 anni per l’acquisto di tutta la produzione, partnership solide con la possibilità di accedere a finanziamenti agevolati di 12 anni.

L’Italia è un forte importatore di nocciole, quasi tutte dalla Turchia, ma negli ultimi anni gruppi dolciari come Ferrero e la stessa Loacker hanno iniziato a stipulare contratti in diverse regioni italiane per garantirsi un prodotto italiano di qualità e ridurre l’import.

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