13 Dicembre
politiche

Corte dei Conti UE: il greening è uno strumento complesso e poco efficace sul piano ambientale

Le norme sul greening, gli obblighi di “inverdimento” ai quali è legata una quota degli aiuti PAC concessi agli agricoltori, hanno reso il sostegno al reddito più complesso senza arrecare benefici significativi sul piano ambientale.

È la valutazione formulata dalla Corte dei conti europea nella relazione speciale n. 21/2017, elaborata dopo aver consultato le autorità di cinque Stati membri: Grecia, Spagna (Castiglia e León), Francia (Aquitania e Nord-Pas-de-Calais), Paesi Bassi e Polonia.

 

Introdotto in occasione della riforma della Politica agricola comune del 2013,il greening è stato concepito per dare attuazione al principio secondo cui gli agricoltori dovrebbero essere compensati per i beni pubblici forniti alla collettività. Si tratta dell’unico pagamento il cui principale obiettivo dichiarato sia di natura ecologica (“verde”), vale a dire migliorare le performance della PAC sul piano ambientale e climatico.

 

Gli obblighi di inverdimento riguardano tre pratiche agricole: la diversificazione delle colture; il mantenimento dei prati permanenti, la creazione di aree a interesse ecologico. La spesa dell’UE relativa allo strumento verde è considerevole: 12 miliardi di euro l’anno, pari al 30% di tutti i pagamenti diretti della PAC e a quasi l’8% dell’intero bilancio comunitario. Per gli agricoltori, che hanno percepito i primi pagamenti verdi nel corso dell’esercizio 2016, a fronte delle domande presentate nel 2015, ciò si traduce in un importo medio di circa 80 euro per ettaro all’anno, variabile, in una certa misura, da uno Stato membro all’altro e, talvolta, all’interno dei singoli Stati.

 

Secondo la Corte, la Commissione europea non ha sviluppato una logica di intervento completa per il pagamento verde, né ha stabilito valori-obiettivo ambientali chiari e sufficientemente ambiziosi che possano essere da questo conseguiti. Inoltre, la dotazione di bilancio assegnata allo strumento non è giustificata dal contenuto ambientale della politica in questione. Il pagamento verde rimane, sostanzialmente, un regime di sostegno al reddito.

 

L’organismo di controllo delle finanze comunitarie sottolinea che l’introduzione del greening ha fatto registrare un cambiamento delle pratiche agricole solo per il 5% della superficie agricola dell’Unione europea. Allo stato attuale, infatti, gli Stati membri utilizzano la flessibilità prevista dalle norme sull’inverdimento per limitare gli oneri che il regime comporta per gli agricoltori e la propria amministrazione, anziché per massimizzare i benefici ambientali e climatici attesi.

 

La Corte dei conti conclude la relazione con una serie di raccomandazioni su come definire strumenti ambientali più efficaci per la Politica agricola comune post 2020.

 

Nella proposta di riforma, la Commissione dovrebbe applicare i seguenti princìpi:

  • gli agricoltori dovrebbero percepire i pagamenti PAC soltanto se rispettano una serie di norme ambientali di base. Le sanzioni applicate in caso di inosservanza dovrebbero costituire un deterrente sufficiente;
  • i programmi agricoli volti a rispondere a necessità di carattere ambientale e climatico dovrebbero includere obiettivi di performance e finanziamenti che rispecchino i costi sostenuti e il mancato guadagno risultante da pratiche che vanno oltre gli standard ambientali di base;
  • quando gli Stati membri hanno la possibilità di scegliere tra più opzioni per l’attuazione della PAC, dovrebbero dimostrare di aver scelto opzioni efficaci ed efficienti ai fini del conseguimento degli obiettivi della politica.

 

(© Osservatorio AGR)

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