30 Maggio
politiche

Caporalato: proposta una task force e l’uso dei droni per i controlli

Per contrastare il caporalato in agricoltura il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, in una audizione alla Camera tenutasi il 28 maggio scorso, ha proposto la creazione di una task force di ispettori dell’Istituto previdenziale che collaborino con le forze dell’ordine e la Magistratura, ma anche un utilizzo maggiore di strumenti tecnologici come i droni per fare controlli più precisi sugli appezzamenti e la loro redditività.

 

«La situazione è drammatica» ha affermato Tridico, specificando che il caporalato è un problema «di criminalità organizzata, non solo di lavoro irregolare». Nel biennio 2016-2018 sono stati accertati dall’Inps 93.700 rapporti di lavoro fittizi in agricoltura, «numeri impressionanti – ha detto Tridico – che si concentrano al Sud, ma non solo» visto che dal 2011 «c’è un aumento del fenomeno molto forte anche al Centro e al Nord del Paese».

  

Secondo un recente articolo pubblicato sul British Medical Journal, autorevole rivista scientifica inglese, sono oltre 1.500 i braccianti agricoli extracomunitari morti negli ultimi 6 anni in Italia a causa delle loro condizioni di lavoro.

 

Il Rapporto 2018 «Agromafie e caporalato» dell’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil stima in 400.000 i lavoratori esposti al rischio di un lavoro irregolare che vale 77 miliardi di euro. Di questi lavoratori più di 132.000 sono in condizione di grave vulnerabilità sociale e forte sofferenza occupazionale, con salari che sono la metà di quanto previsto dai contratti.

 

Secondo il Rapporto, più di 300.000 lavoratori agricoli lavorano per meno di 50 giornate l’anno. Tutto ciò è possibile grazie all’attività di circa 15.000 caporali divisi in capi squadra, dirigisti, collusi con organizzazioni criminali o appartenenti a un’organizzazione mafiosa.

 

Al caporale ricorrono, secondo i dati elaborati dal Rapporto, circa 30.000 aziende, cioè un quarto delle imprese che impiegano manodopera dipendente.

 

Il 60% di queste aziende ricorre a caporali capo squadra che si differenziano per instaurare rapporti di lavoro irregolari ma decenti, che si distinguono da quelli indecenti gestiti da caporali collusi o mafiosi.

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