13 Febbraio
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Blockchain, la «trasparenza» che piace alla gdo

Sempre più spesso nel settore agroalimentare si sente parlare di blockchain, un’opportunità importante secondo il ministro delle politiche agricole, Teresa Bellanova, che va utilizzata al meglio per la valorizzazione del reddito degli agricoltori, la massima informazione dei cittadini, la sostenibilità economica, sociale e ambientale del processo produttivo.

Ma cos’è questa nuova tecnologia che sta riscuotendo un forte interesse collettivo e soprattutto da parte della gdo?

La blockchain può essere descritta come una piattaforma digitale innovativa in grado di garantire a tutti la possibilità di verificare, di «controllare», di disporre di una totale trasparenza sugli atti e sulle decisioni registrati in archivi che hanno la caratteristica di essere inalterabili e immodificabili.

Nel settore agroalimentare essa riesce a garantire in totale trasparenza l’intera tracciabilità della produzione e della trasformazione dei prodotti agricoli, assicurando una garanzia per il consumatore finale e valorizzando la qualità delle produzioni.

I progetti di tracciabilità basati su questa nuova tecnologia stanno aumentando e sono in continua evoluzione. Un esempio è quello di Auchan, che ha avviato un progetto di rintracciabilità blockchain per le carote del Fucino. Altro caso è quello del Gruppo Grigi, società specializzata nel settore zootecnico, mangimistico e ora anche alimentare, che ha creato Food Italiae, una filiera agroalimentare che aderisce al progetto basato su blockchain denominato Ibm Food Trust. Un’intesa che vede come primo terreno di prova la certificazione, appunto attraverso blockchain, della pasta Aliveris ottenuta da grano biologico 100% italiano.

È possibile usufruire della blockchain anche come uno strumento «sociale» per l’agricoltura.

Diverse insegne europee della gdo stanno infatti proponendo questo approccio, e in Italia Conad ed Esselunga hanno recentemente firmato un protocollo con il Ministero delle politiche agricole per garantire in questo modo la trasparenza e il rispetto dei diritti dei lavoratori delle filiere agroalimentari, ad esempio attraverso la lotta al caporalato.

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