15 Dicembre
innovazione

Biogas: presentati i risultati del progetto di ricerca Inno-Biomed

Dare impulso alla ricerca scientifica per innovare i processi di gestione delle biomasse mediterranee nonché formare ricercatori qualificati e specializzati nel settore del biogas e nell’analisi dei processi di digestione anaerobica e di upgrading.

Sono questi gli obiettivi di Inno-Biomed, il progetto che negli ultimi venti mesi ha visto collaborare il Dipartimento agricoltura, alimentazione e ambiente dell’Università di Catania con il Consorzio italiano biogas e gassificazione, il Centro ricerche produzioni animali e il Crea-Ofa (Consiglio per la ricerca in agricoltura e analisi dell’economia agraria e Centro di olivicoltura, frutticoltura, agrumicoltura).

 

I risultati del progetto, finanziato dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, sono stati illustrati presso l’Università di Catania lo scorso 7 dicembre.

«Il Ministero, con gli ultimi progetti finanziati, ha puntato a favorire la ricerca nel settore agro-energetico che potesse fornire risposte concrete alle esigenze degli agricoltori», ha esordito il responsabile dell’Ufficio qualità agroalimentare del Dipartimento politiche competitive del Mipaaf, Pietro Gasparri, sottolineando come il nuovo decreto sul biometano apra nuove opportunità d’investimento nella digestione anaerobica consentendo la realizzazione di nuovi impianti.

 

Gli impianti a biogas, il combustibile che si produce durante la fermentazione di materiale organico in assenza di ossigeno, rappresentano in Italia una vera rivoluzione verde, che ha già generato oltre 1.500 impianti agricoli nel Settentrione, 4 miliardi di investimenti e più di 10mila occupati. Un modello basato sul paradigma innovazione, qualità, tutela per l’ambiente e rispetto della tradizione, e capace trasformare ogni scarto in una risorsa.

 

In Sicilia, però, gli impianti attivi sono solo quattro, nonostante il territorio dell’isola possa contare su biomasse uniche, tipiche delle zone mediterranee (pastazzo, sulla, siero, pollina, sansa): ogni anno ci sono circa 300mila tonnellate di pastazzo di agrumi e 1 milione di tonnellate di sanse esauste che potrebbero essere usati in impianti di biogas e biometano. Questi ultimi possono contribuire alla decarbonizzazione del settore dei trasporti e dare una spinta alle regioni centro-meridionali, il cui potenziale produttivo di biometano al 2030, stimato in 3 miliardi di metri cubi, genererebbe un aumento di Pil dello 0,3%.

 

«Credo che in questo progetto vada sottolineata l’interazione tra ricercatori, impresa e pubblica amministrazione», ha commentato il responsabile scientifico di Inno-Biomed, Biagio Pecorino. «I dati riportati fanno emergenze che esiste un giacimento inesplorato e inutilizzato di potenzialità per fare non solo energie rinnovabili programmabili, ma anche redditi e occupazione in larga parte della Sicilia».

 

Oltre all’utilizzazione degli scarti e dei sottoprodotti, nel corso della ricerca sono state prese in esame le biomasse da agricoltura mediterranea in rotazione a colture alimentari e alcune permanenti quali l’opuntia (fico d’India). Per la produzione di biometano si è resa anche necessaria un’analisi sulla localizzazione territoriale, finalizzata, tra l’altro, a valutare le esternalità negative che una logistica complessa comporta in termini di emissione.

 

(© Osservatorio AGR)

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