1 Agosto
imprese & mercati

Bioenergie: una nuova vita per la barbabietola italiana

Poche colture come la barbabietola da zucchero hanno vissuto nell’ultimo decennio un ridimensionamento così radicale: l’andamento delle superfici investite, complice la fine del sistema europeo delle quote di produzione dello zucchero e la chiusura degli zuccherifici di riferimento, ha registrato un calo di quasi il 60%.

La barbabietola, però, può rappresentare una interessante opportunità come coltura no food destinata al comparto delle agroenergie: biogas e biometano. Un modello studiato in questo senso è quello della Confederazione generale bieticoltori italiani (Cgbi) che, valorizza i sottoprodotti della filiera bieticola attraverso la trasformazione agroenergetica (biogas) delle polpe surpressate.

Oggi la Cgbi riconosce agli associati che aderiscono al progetto un’integrazione di prezzo alla barbabietola pari a 5 euro/t. L’intera produzione di polpe conferita dal bieticoltore viene trasformata nei 15 impianti biogas su un totale di 18 aderenti al gruppo bieticolo che fa capo a Cgbi. A questi si aggiungono altri 160 impianti che ricevono assistenza tecnica continuativa dalla società partner Bietifin che, in quei comprensori non interessati dalla presenza di zuccherifici, promuove oltre alle polpe anche l’utilizzo della barbabietola «tal quale» negli impianti di biogas.

A questa opportunità si affianca la produzione di biometano, una evoluzione del biogas che entra in un comparto molto interessante, quello dei trasporti su gomma. Un progetto specifico, che fa capo a Cgbi e alcune ditte del settore agricolo, prevede la semina autunnale delle barbabietole negli areali in cui la bieticoltura potrebbe svilupparsi e dove risulta complicato coltivare i seminativi ammessi dalla legislazione vigente. Per permettere lo sviluppo di questa opportunità, però, è necessario apportare sostanziali modifiche al quadro normativo inserendo la barbabietola nell’elenco delle colture intercalari per la produzione del biocarburante avanzato (parte A dell’allegato 3 del decreto 10 ottobre 2014), che devono precedere o seguire le colture principali.

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