21 dicembre
approfondimenti

Zucchero: rischi e opportunità legati all’abbandono delle quote da parte dell’Unione europea

di Patrizia Tomasso

Zucchero e quote di produzione

Dal 1° ottobre di quest’anno, la produzione di zucchero all’interno dell’Unione Europea non è più soggetta al regime delle quote, istituito nel lontano 1968. Il settore bieticolo saccarifero, quindi, dopo decenni di regolamentazione, sperimenta una liberalizzazione, seppur parziale poiché restano ancora in vigore diverse misure a tutela dei produttori. Tra queste figurano un elevato dazio all’importazione sullo zucchero di canna (che costituisce l’80% dello zucchero prodotto a livello mondiale) e la possibilità di ricorrere ad aiuti diretti accoppiati alla produzione, utilizzata da 11 Paesi comunitari, Italia inclusa.

La rimozione dei vincoli quantitativi rappresenta la tappa finale di una lunga fase di transizione che nell’ultimo decennio ha visto il comparto segnato da una profonda ristrutturazione e razionalizzazione del tessuto produttivo, finalizzata ad accrescere la competitività degli operatori.

Emblematico il caso dell’Italia, che nel 2006 poteva contare su 10 stabilimenti da cui uscivano 1,4 milioni di tonnellate di zucchero, il 17% della produzione continentale e il 75% del fabbisogno nazionale. Ad oggi, invece, restano attivi solo 3 impianti che coprono complessivamente non più del 20% della domanda interna.

 

Eliminazione delle quote ed effetti sulla produzione

L’abolizione delle quote ha determinato un boom delle semine di barbabietola in Europa, da parte di operatori decisi a cogliere le opportunità che offre il comparto. Basti pensare che le stime di Bruxelles indicano per il 2017-2018 un aumento del 20% dell’offerta complessiva, che superando i 20 milioni di tonnellate raggiungerebbe il massimo dal 2005. L’International Sugar Organization (Iso) prevede, per la prossima stagione, esportazioni nette di 1,31 milioni di tonnellate, a fronte di un import netto di quasi un milione di tonnellate nel 2016-2017. La produzione dovrebbe concentrarsi in quei Paesi maggiormente vocati che costituiscono la cosiddetta fascia dello zucchero: Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi e Polonia.

Il venir meno dei vincoli quantitativi pone anche profonde incertezze, facendo temere un contraccolpo simile a quello subìto dai produttori di latte nella primavera di due anni fa, quando l’abrogazione delle quote latte provocò un crollo verticale dei prezzi e la chiusura di migliaia di stalle, costringendo l’UE a intervenire con una serie di misure straordinarie costate oltre 1 miliardo di euro.

 

Quali conseguenze per i prezzi?

Guardando ai mercati internazionali, si rileva come le quotazioni dello zucchero raffinato a Londra (e quelle del grezzo a New York) siano diminuite di quasi il 30% da inizio 2017, verosimilmente anche a causa della riforma europea. Ben più elevate risultano quelle comunitarie che al momento presentano un divario di circa il 50% rispetto alla piazza londinese. Un differenziale che, a detta di molti esperti, dovrebbe sensibilmente ridursi per permettere al Vecchio Continente di essere competitivo sullo scenario mondiale.

La prospettiva di una consistente discesa dei prezzi dello zucchero è vista ovviamente con favore da parte delle industrie europee del food & beverage, principali acquirenti della materia prima. Tuttavia occorre considerare che l’allineamento delle quotazioni consentirebbe ai produttori UE di vendere tanto sul mercato interno quanto su quello extracomunitario. Quest’ultima eventualità potrebbe determinare una notevole riduzione dell’offerta con conseguente aumento del prezzo dello zucchero in Europa. Uno scenario “da incubo”, ritenuto possibile dagli analisti della società di servizi finanziari Rabobank.

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