5 Dicembre
approfondimenti

Vino e commercio internazionale: criticità e prospettive per il 2017

di Denis Pantini

Nel 2016 rallenta l’import mondiale di vino

Secondo stime Wine Monitor, 5 dei principali 8 mercati di import del vino (il cui peso sugli scambi mondiali è pari al 65%) dovrebbero chiudere l’anno con il segno meno, influendo così su un possibile rallentamento degli scambi internazionali di questo prodotto. Ad una stazionarietà degli Stati Uniti, primo mercato al mondo per importazioni di vino, si aggiunge una forte riduzione nel Regno Unito (secondo paese per acquisti dall’estero) e un ulteriore calo della Germania (il terzo consecutivo). Fa da contraltare la corsa della Cina che, dopo il +61% registrato nel 2015, quest’anno dovrebbe chiudere con un più basso (ma pur sempre onorevole) +20%.

 

Segnano il passo i vini fermi, corrono gli spumanti (italiani)

Nei principali mercati di import, sono principalmente gli acquisti di vini fermi a tirare il fiato; rappresentando il 70% del valore complessivo degli scambi internazionali si capisce quindi da dove deriva il rallentamento a livello complessivo. Al contrario, continuano a crescere le importazioni di vini spumanti, grazie soprattutto alla richiesta di Prosecco. In alcuni mercati come quello inglese, gli spumanti italiani mettono a segno un +30% (periodo cumulato gennaio-settembre) contro performance negative di tutti gli altri concorrenti (Francia -11%, Spagna -12%).

 

Crescono gli acquisti di vino italiano dalla Cina

I nostri spumanti registrano performance superiori alla media del mercato anche negli Stati Uniti (+29% contro una media pari al +10%), Germania (+9% contro +4%), Svizzera (+6% vs 0%) e Canada (+16% vs +8%). Passando dagli spumanti ai vini fermi imbottigliati italiani, le dinamiche sono meno brillanti. Le nostre vendite aumentano principalmente in Svizzera (+4) e Cina (+35%), dove registriamo la crescita di periodo più alta di tutti i nostri diretti concorrenti (figura 1). Basti pensare che i francesi, che praticamente detengono la metà del mercato di importazione, crescono “solamente” del 21%. Registriamo invece un calo negli altri top mercati di import (-12% in Uk, -4% in Germania, -5% in Canada, -6% in Giappone).

 

Figura 1 – Import di vini fermi imbottigliati nei principali mercati (periodo gen-sett 2016 vs gen-sett 2015, variazioni nei valori)

vino

Fonte: elaborazioni su dati Wine Monitor.

 

Le principali incognite per il 2017: Brexit

La riduzione nell’import che ha interessato il mercato inglese è frutto, tra le altre cose, dell’incertezza sui tempi della Brexit. Dalle settimane successive al referendum che ha decretato la volontà degli inglesi di uscire dall’Unione europea ad oggi, la sterlina ha perso quasi il 13% del suo valore nei confronti dell’euro. E questo non giova certo alle nostre esportazioni di vino. Tuttavia, si potrebbe pure dire “mal comune mezzo gaudio”, guardando ai tassi di cambio con le altre valute. Nello stesso periodo, infatti, la sterlina ha perso il 19% nei confronti del dollaro australiano e neozelandese, le monete di riferimento dei nostri diretti competitor di vino nel mercato britannico. Il continuo traccheggiare del governo britannico verso una data certa di avvio delle procedure di uscita non fa che alimentare questo clima di incertezza negli importatori. Risultato: sterlina debole e comportamenti attendisti sugli acquisti di vino a lungo termine, con effetti negativi anche sui nostri produttori.

 

Le principali incognite per il 2017: la politica commerciale statunitense nell’era Trump

L’altra grande incognita sul commercio internazionale di vino per il 2017 è legata alle nuove politiche commerciali statunitensi. Il nuovo presidente Trump ha già dichiarato di non voler ratificare il TPP (Trans-Pacific Partnership) mentre risulta di fatto “congelato” il negoziato per il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership). Se per il TTP la non ratifica da parte degli USA rappresenta una buona notizia per i vini italiani ed europei, nel caso del TTIP si perde un’occasione di ulteriore crescita. Il TTP avrebbe infatti agevolato le importazioni di vini australiani e neozelandesi sia negli Stati Uniti che nei mercati asiatici a danno di quelli europei. Nel caso del TTIP, al contrario, ci si era posti l’obiettivo di facilitare gli scambi commerciali tra le due sponde dell’Atlantico. Ad oggi quindi il bicchiere (di vino) può essere considerato “mezzo pieno”: nei prossimi mesi si capirà se tale vuoto potrà essere ancora colmato.

Cattolica Assicurazioni Soc. Coop.

codice fiscale/partita Iva 00320160237