16 Gennaio
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Vini veneti protagonisti sui mercati esteri

Grazie soprattutto al boom delle vendite di Prosecco, il Veneto ha realizzato nei primi tre trimestri del 2019 un giro d’affari all’estero pari ad oltre un terzo del totale, superando il cumulato delle due altre maggiori regioni esportatrici, rappresentate da Piemonte e Toscana.

 

Incasso record per le cantine venete nel 2019, con l’export vinicolo balzato a 1,65 miliardi di euro nei primi tre trimestri dell’anno (+3,5% sullo stesso periodo del 2018).

 

A fornire una fotografia aggiornata dei dati regionali è l’Istat nel consueto bilancio trimestrale. Numeri che confermano il primato incontrastato del Veneto che oltre a detenere la leadership produttiva in Italia, con oltre 11 milioni di ettolitri vinificati nel 2019 (erano 13,4 milioni l’anno precedente), realizza all’estero il fatturato di gran lunga più elevato tra le regioni vitivinicole italiane.

 

Si consideri che con l’export di vini e spumanti, grazie soprattutto al boom delle vendite di Prosecco, il Veneto ha realizzato nei primi tre trimestri del 2019 un giro d’affari pari ad oltre un terzo (il 35%) del dato nazionale, superando il cumulato delle due altre maggiori regioni esportatrici, rappresentate da Piemonte e Toscana, che insieme hanno totalizzato all’estero vendite per poco meno di un miliardo e mezzo di euro.

 

Le bollicine hanno avuto un ruolo decisivo, considerando che con le sole spedizioni di Prosecco la regione ha incassato, oltre confine, un assegno di 743 milioni di euro, il 45% dell’export regionale, valore in crescita di oltre il 18% su base annua.

 

I prospetti territoriali dell’Istat certificano un andamento positivo anche per gli altri due pesi massimi dell’enologia tricolore, con il Piemonte che, con un giro d’affari di 743 milioni di euro, ha sperimentato da gennaio a settembre una crescita annua di oltre il 5% e la Toscana, con 634 milioni di euro, che ha fatto anche meglio, mettendo a segno un progresso del 6,6% rispetto ai primi tre trimestri del 2018.

 

Il trio di testa concentra poco meno del 70% dell’export nazionale, ma la quota supera l’80% se si includono nei conteggi anche Trentino-Alto Adige e Lombardia, entrambi in crescita rispetto all’anno precedente.

 

Il Sud occupa in modo pervasivo le ultime posizioni, nonostante il ruolo significativo, nel panorama produttivo nazionale delle cantine pugliesi e siciliane.

 

Nell’area si conferma il primato abruzzese con poco più di 133 milioni di euro di esportazioni, in crescita del 2%. Al contrario Puglia e Sicilia, in netta controtendenza con la dinamica nazionale (+3,8%), hanno accusato un calo del giro d’affari all’estero, cedendo su base annua rispettivamente il 3 e il 2 per cento.

 

Nel complesso – rileva l’Istat – le esportazioni italiane di vini e spumanti hanno generato un introito di 4,6 miliardi di euro. Un risultato che, a parità di trend nell’ultimo trimestre del 2019, proietta il dato di fine anno a un nuovo record, prevedibilmente di 6 miliardi e mezzo di euro.

 

Resta sullo sfondo l’incognita Usa, con la prossima definizione della lista dei prodotti europei soggetti ai nuovi dazi a stelle e strisce che oltre ai vini potrebbero colpire oli e paste.

 

Per le cantine italiane gli Usa rappresentano il primo sbocco commerciale, con un fatturato di circa 1,5 miliardi di euro e una movimentazione fisica di oltre 450 milioni di bottiglie.

 

Con la nuova black list – sottolinea la Coldiretti – Trump minaccia di aumentare i dazi fino al 100% e di estenderli a circa due terzi del valore dell’export del made in Italy agroalimentare.

 

Per Confagricoltura Veneto tutte queste situazioni di estrema insicurezza, dalle minacce di dazi alla Brexit, rappresentano una seria minaccia per gli operatori vinicoli. In caso di tariffe aggiuntive da parte di Washington si apre un rischio saturazione sul mercato interno, già gravato da un eccesso d’offerta associato alle ampie scorte ereditate dalla scorsa vendemmia.

 

I prezzi, d’altro canto, sono già sotto pressione. Se si guarda alle esportazioni italiane emerge il forte divario di crescita tra volumi e valori, indicativo di una sensibile riduzione dei valori medi unitari. Il fatturato, come detto, è cresciuto del 3,8% nei primi nove mesi del 2019, ma l’ammontare fisico delle spedizioni all’estero ha riguardato un quantitativo di 15,7 milioni di ettolitri, in crescita di un ben più robusto 12% rispetto allo stesso periodo del 2018.

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