22 giugno
approfondimenti

Verso la nuova Politica Agricola Comune. Quando e come?

di Felice Adinolfi

Facendo due conti sui tempi che l’attuale Commissione europea ha a disposizione per riformare la Politica Agricola Comune (PAC) sembra che gli spazi per approvare un’eventuale riforma prima della scadenza del mandato (2019) siano ridotti al lumicino. Stando alla storia dei tempi tecnici richiesti da un atto legislativo come quello di cui discutiamo e stante la necessaria precedenza che ha l’approvazione del bilancio pluriennale dell’Unione, ci sentiamo praticamente certi di poter dire che gli agricoltori europei non vedranno nessuna riforma prima dell’insediamento della prossima Commissione. Si passa di fatto così al 2021, ma solo come data per avviare o proseguire un iter legislativo che vedrà però confrontarsi un parlamento (e una maggioranza?) nuovi e un nuovo collegio dei Commissari. Inevitabilmente, anche i risultati della consultazione pubblica lanciata qualche mese fa dal Commissario Hogan saranno allora (tra quattro anni!) vecchi e forse una nuova procedura andrà lanciata. Che il livello dell’iniziativa dell’attuale Commissione sia molto basso non è una novità: pochissimi i provvedimenti legislativi messi in campo e la stessa proposta di Regolamento omnibus non è sembrata andare molto oltre lo steccato dei “piccoli aggiustamenti”. Si tratta di una scelta precisa, di una linea di intenti che ha caratterizzato sin dall’inizio il mandato Junker, ma che oggi sembra essersi rivelata troppo rigida. La discussione politica si concentrerà nelle prossime settimane sul budget e il rischio, di fatto, è che a segnare il corso delle future politiche (non solo quelle per l’agricoltura e i territori rurali) saranno gli obiettivi di bilancio più che i reali fabbisogni della Comunità.

 

Per quanto riguarda l’agricoltura, l’esigenza di rivisitare l’attuale formulazione della PAC è diffusa, non solo per revisionare alcuni elementi che oggettivamente non hanno funzionato in questi ultimi anni, ma anche per intercettare nuovi fabbisogni di uno scenario in rapido mutamento. Su queste basi e quasi inaspettatamente, la proposta di Regolamento omnibus è stata l’occasione per il Parlamento europeo (PE) e per le stesse rappresentanze degli agricoltori per misurarsi con la PAC del futuro. Dalla discussione in Commissione Agricoltura del PE è scaturita così una proposta emendativa che assomiglia molto ad una vera a propria riforma (già raccontata in altri approfondimenti).

 

Ora Commissione e Stati membri devono pronunciarsi. Bisognerà capire se l’intenzione è quella di proseguire sulla strada intrapresa, rimandando ogni decisione al nuovo assetto politico che scaturirà dopo le elezioni europee del 2019 o cogliere l’occasione del Regolamento omnibus e la spinta data dal PE per portare a casa quella che un tempo avremmo chiamato una riforma di medio termine. Oggi ritenuta da più parti indispensabile per semplificare una PAC divenuta più complicata nella sua implementazione e definire, anche in via sperimentale, meccanismi per fronteggiare, meglio di come sia stato fatto nei mesi passati, eventuali crisi di mercato. D’altronde gli elementi di analisi ci sono: le conclusioni del gruppo di esperti sugli squilibri di filiera appaiono abbastanza chiare così come l’idea di avanzare sul fronte della gestione dei rischi rispetto alla quale, alle aperture fatte dal Commissario, c’è bisogno di avere un riscontro concreto in misure e strumenti.

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