10 Ottobre

Vendemmia 2019, nell’Ue il 15% in meno di vino

Un’annata prevista nella norma. In base alle stime della Commissione europea la produzione dovrebbe scendere a 161 milioni di ettolitri, dai 189 milioni del 2018. Meno 4% rispetto alla media degli ultimi 5 anni.

 

Si potrebbe definire il «new normal» del Vigneto Europa. Con il dato di quest’anno che riporta «in carreggiata» la produzione continentale di vino, dopo un 2018 extralarge che aveva battuto anche la più generosa delle previsioni iniziali.

 

Che le cantine dell’Unione europea avessero «strabordato», cercando botti dove forse più non ce n’erano, lo dicono i dati di consuntivo della Commissione europea, certificando, a corollario di una stagione particolarmente favorevole, una produzione di eccezionale portata, che i conteggi finali attestano, nel 2018, a 189 milioni di ettolitri, tra vini e mosti. Un’annata, quella trascorsa, non lontana dal picco di 202,6 milioni di ettolitri raggiunto dai Ventotto nell’ormai lontano 2005, l’ultimo grande risultato prima del percorso di progressiva riduzione del potenziale europeo, incentivato dai programmi di espianto con aiuti pubblici.

 

Quest’anno, come accennato, si ragiona però con ben altri numeri, a fronte di una situazione che appare adesso normalizzata. Questo, se non altro, è quanto emerge dalle valutazioni preliminari dei servizi statistici di Bruxelles che hanno fornito, nei giorni scorsi, un primo bilancio di stima sulla vendemmia 2019 nell’Ue, calcolando complessivamente una produzione di 161 milioni di ettolitri.

 

Incardinato nella serie storica il dato, di per sé, appare piuttosto modesto, considerando che è il terzo più basso degli ultimi 18 anni. Rispetto all’ultima campagna la flessione è stata del 15%, dato l’effetto-confronto con un’annata boom. Va tuttavia evidenziato che anche rispetto alla media degli ultimi cinque anni la vendemmia 2019 esibisce uno scarto negativo che le stime attuali fissano attorno ai 4 punti percentuali.

 

Insomma, di vino (quello nuovo) ce n’è quest’anno molto meno e anche le scorte in cantina e in mano agli operatori del trade non eccedono. Basti al riguardo considerare che sulla base delle denunce obbligatorie la Commissione europea, alla data del primo agosto 2019 (quella di inizio della nuova campagna), calcola nell’Ue un ammontare delle giacenze vinicole di 154,6 milioni di ettolitri. Si potrebbe osservare che il dato rasenta la dimensione di un’altra vendemmia, come accade ormai da diversi anni. Eppure, se analizzato anche questo nella serie storica, non è tra i più alti. Anzi, è il secondo dato più basso degli ultimi due lustri, dopo quello del 2013. Aggiungendo che, rispetto ai 171,6 milioni dell’anno scorso, gli stock di vino in Europa registrano una riduzione del 10%.

 

Tornando alla produzione, oltre ai tre big, rappresentanti nell’ordine da Italia, Francia e Spagna, dove l’ultimo esito vendemmiale ha decretato riduzioni a due cifre, si sono avute perdite consistenti anche nei Peco, i Paesi dell’Europa centro orientale. Ungheria e Romania, rispettivamente con 3 e 4 milioni di ettolitri, hanno ceduto il 19 e il 21 per cento dei volumi 2018. Anche la Germania, quarto maggiore produttore nell’Ue, ha perso il 12%, scendendo a 9 milioni di ettolitri. Mentre nel gruppo di testa, basandosi sui prospetti elaborati dalla Commissione europea, il calo più consistente si è avuto in Spagna, con un meno 19% su base annua e una produzione di 40 milioni di ettolitri. Segue l’Italia, che mantiene la leadership con 46,1 milioni, ma che cede il 17% anno su anno. Quanto alla Francia, i 43,3 milioni di ettolitri stimati da Bruxelles mettono in conto una flessione del 13% rispetto al 2018.

 

Tra i pochi paesi in controtendenza si segnalano i risultati positivi del Portogallo, dove i 6,7 milioni di quest’anno hanno rilanciato la produzione del 10%, e della Grecia che ha realizzato il 12% in più dei volumi, portandosi a 2 milioni e mezzo di ettolitri.

 

L’analisi della Commissione europea inquadra l’Ue come primo player mondiale, con il 63% di quota dell’output vinicolo globale. All’8,2% l’incidenza degli Usa, seguiti nell’ordine da Argentina, Australia, Cile e Sud Africa.

 

All’Ue, in base ai dati dell’Oiv (Organizzazione internazionale della vigna e del vino), va anche il primato per export.  Francia e Italia continuano a dominare il mercato, con quote rispettivamente del 19,6% e del 9,3% del commercio mondiale in valuta. Preponderante il ruolo dell’Unione europea anche in termini di movimentazioni reali, con Spagna, Italia e Francia che rappresentano complessivamente oltre il 50% del volume del mercato globale.

Cattolica Assicurazioni Soc. Coop.

codice fiscale/partita Iva 00320160237

Disclaimer IP | Privacy e Cookie policy