29 Giugno
approfondimenti

I valori dell’economia agricola italiana

Il consueto aggiornamento dei conti economici nazionali relativi all’agricoltura (economia agricola) permette di valutare l’andamento registrato nell’ultimo anno dalle più importanti variabili socioeconomiche del settore agricolo e di comprendere le dinamiche di specifici territori e comparti produttivi.

 

I valori del settore agricolo italiano

Nel 2016 il valore della produzione agricola italiana si è attestato a 52,6 miliardi di euro (valori correnti), un dato che risulta in calo del 4,3% rispetto allo scorso anno. La riduzione ha coinvolto, pur con le dovute eccezioni all’interno di specifici aggregati, le più importanti attività produttive (coltivazioni erbacee, legnose e allevamenti), mentre hanno mostrato una tenuta relativa le attività di supporto all’agricoltura (+2,3% tra 2015 e 2016) e le attività secondarie quali agriturismo, trasformazione dei prodotti agricoli e produzione di energia rinnovabile (+0,3%). Negli ultimi anni una quota sempre maggiore di ricchezza settoriale è da ricondurre alle attività diverse da quella agricola, ma ad essa connesse, che rispondono alla crescente attenzione della collettività nei confronti della sostenibilità delle attività di produzione e intercettano una domanda di servizi ricreativi, didattici e rurali con al centro l’agricoltura.

 

Per ciò che attiene gli andamenti dei singoli comparti di produzione si evidenzia come la situazione più critica nell’ultimo anno sia stata quella delle coltivazioni legnose agrarie, che subiscono la decisa contrazione registrata dalla produzione olivicola, diminuita di circa il 45% nei confronti dell’ultimo raccolto per via di ragioni climatiche e fitopatologiche.

 

Anche il valore dei consumi intermedi agricoli (sementi, fertilizzanti, concimi, etc.) ha mostrato una diminuzione nei confronti dello scorso anno (-1,6%); alla fine del 2016 il costo sostenuto dagli agricoltori è stato pari a 23,5 miliardi di euro. Di conseguenza il valore aggiunto del settore agricolo, che rappresenta il 2,1% del PIL italiano, risulta vicino ai 30 miliardi euro. La declinazione territoriale di questo aggregato mostra come circa la metà (14 miliardi di euro) sia riconducibile alle regioni del nord Italia, che sono le uniche che nell’ultimo anno hanno visto un aumento in volume del valore aggiunto, mentre nel centro e nel sud-isole si scontano cali di produzione.

 

I risultati ottenuti dall’agricoltura italiana nell’ultimo anno sono da ricondurre principalmente ad una dinamica negativa che ha caratterizzato i prezzi dei principali prodotti agricoli, in quanto gli andamenti in volume mostrano una sostanziale stabilità a livello complessivo.

 

Italia prima economia agricola d’Europa

Nonostante una dinamica non brillante, il settore agricolo italiano è il primo nell’ambito dell’UE-28 per valore generato (19% del VA agricolo europeo) e si posiziona davanti a grandi economie quali Francia, Germania e Spagna. Questi valori sono il risultato di un tessuto produttivo agricolo che presenta forti criticità strutturali; tuttavia la qualità delle produzioni italiane e la capacità organizzativa che contraddistingue alcune filiere produttive ha permesso al settore di affermarsi come uno dei big player della scena europea e mondiale. Questi punti di forza non hanno tuttavia impedito alle aziende agricole italiane di sperimentare una riduzione significativa del reddito agricolo tra il 2015 e il 2016 (-8,3%) molto superiore a quella media europea (-0,4%).

 

Risultati positivi per occupazione e investimenti

Un trend positivo ha interessato invece l’occupazione e gli investimenti in agricoltura tra il 2015 e il 2016. Le Unità di Lavoro (ULA) totali nel 2016 sono oltre 1,2 milioni (il 5,2% del totale dell’occupazione italiana) e risultano in aumento dello 0,9% rispetto all’anno precedente, in particolare grazie alla buona performance dei lavoratori dipendenti. Una buona performance caratterizza anche gli investimenti fissi lordi nel settore agricolo; nel 2016 si registrano 9,3 miliari di euro di investimenti strutturali, un valore che lascia ben sperare per il futuro, tenuto conto che si tratta della prima crescita (+3,1%) dopo anni di decise riduzioni.

 

(© Osservatorio AGR)

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