25 Maggio
approfondimenti

I valori del settore olivicolo italiano

Il settore olivicolo italiano è uno dei protagonisti più importanti a livello internazionale. Nell’ambito del bacino del mediterraneo, dove si concentrano oltre i ¾ della produzione mondiale di olive, l’Italia, insieme alla Spagna, alla Tunisia e alla Grecia rappresenta uno dei big player sulla scena. La produzione olivicola italiana, infatti, incide per il 15% su quella mondiale (anche se la Spagna supera il 40%) e il settore si caratterizza per essere il primo importatore a livello mondiale e il secondo esportatore (dopo la Spagna).

 

Le caratteristiche strutturali del settore olivicolo

Numeri di rilevanza straordinaria che, tuttavia, sono il risultato di processi produttivi, organizzativi e commerciali basati su imprese di dimensioni estremamente ridotte e con profili competitivi poco robusti. In Italia si contano 827mila aziende agricole impegnate nella produzione di olive su una superficie di oltre 1 milione di ettari; la gran parte delle aziende (e superfici) risultano localizzate in Puglia, Calabria e Sicilia, anche se in diverse regioni italiane (Lazio, Umbria…) la produzione olivicola raggiunge comunque livelli qualitativi eccellenti.

Il tessuto produttivo del settore olivicolo è contraddistinto dalla presenza di aziende agricole di piccole e piccolissime dimensioni fisiche, pari a poco più di un ettaro in media, dove la gran parte (secondo l’Ismea il 63%) non è in grado di reggere la competizione di mercato, poiché caratterizzate da costi di produzione elevati, scarsa produttività, ritardo tecnologico e ridotta organizzazione. Anche la fase di prima trasformazione risente di elementi di criticità collegati alla scala aziendale e, molto spesso, le strutture (i frantoi) risultano focalizzate principalmente su lavorazioni conto terzi e non sviluppano attività di stampo cooperativo. In Italia operano circa 5mila frantoi (più del triplo di quelli attivi in Spagna) che risultano “economicamente poco efficienti, con bassa capacità di lavorazione oraria media e con impianti di trasformazione non ottimali” (Piano di settore olivicolo-oleario 2016).

 

I valori economici e l’importanza dei mercati internazionali

Le criticità strutturali e organizzative del settore olivicolo si riflettono sulla capacità di generare valore all’interno del comparto agricolo nazionale. Secondo gli ultimi dati disponibili il valore dell’olivicoltura si attesta su circa 2,2 miliardi di euro per la fase agricola (il 4,3% della produzione agricola italiana) e 3,2 miliardi per la componente industriale.

Una quota importante della ricchezza è generata sui mercati internazionali: le esportazioni del settore olivicolo italiano, nel 2016, sono state pari a 1,53 miliardi di euro, il 27,4% in più rispetto al dato del 2012. I principali mercati di destinazioni sono gli Stati Uniti (con poco meno di 500 milioni di euro), la Germania e il Giappone, tre mercati che in complesso acquistano il 52% dell’olio italiano venduto all’estero.

La domanda interna continua invece il suo processo di razionalizzazione, che si sta traducendo in una riduzione del consumo pro capite e in una maggiore attenzione nei confronti della qualità.

 

La qualità nel settore olivicolo italiano

Una caratteristica peculiare che differenzia la produzione del settore olivicolo italiano da quella di altri competitor è proprio la qualità. L’Italia può vantare il riconoscimento di 43 olii DOP e 3 IGP, che significa circa la metà di quelli complessivamente registrati nell’Unione europea. Il sistema italiano degli oli di qualità certificato si presenta estremamente concentrato: i primi tre prodotti per valore della produzione (Terre di Bari DOP, Toscano IGP e Val di Mazara DOP) intercettano il 62% del valore totale. Oltre la metà della produzione italiana di oli ad indicazione geografica viene esportata e, ancora una volta, i valori principali sono da ricondurre alle prime tre denominazioni.

 

Il Piano di settore olivicolo-oleario 2016

I dati restituiscono la fotografia di un settore con grandi potenzialità di sviluppo, ma che sconta diversi ritardi (strutturali, organizzativi, imprenditoriali, tecnologici…) competitivi. Proprio su questi ambiti si concentra l’azione del Piano di settore olivicolo-oleario 2016, il cui obiettivo è quello di rispondere alle difficoltà del settore e porre le basi per un rilancio di medio-lungo termine. Per raggiungere questi obiettivi la strategia del piano è strutturata su quattro assi che prevedono interventi sulla struttura produttiva, a supporto della qualificazione del prodotto, per raggiungere una migliore strutturazione della filiera e in favore di una politica di comunicazione per elevare il grado di consapevolezza nei confronti della qualità dell’olio.

 

(© Osservatorio AGR)

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