8 Maggio
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Un mercato che continua a crescere. Bio-food, business globale da quasi 100 miliardi di dollari

Primato Usa con 40 miliardi di spesa per prodotti del bio-food. Anche l’Italia tra i big: prima in Europa per numero di operatori e seconda per superfici investite.

 

I diagrammi, per tutte le variabili «fondamentali», delineano un percorso di crescita esponenziale. E gli esiti di indagini qualitative sui comportamenti d’acquisto vanno nella stessa direzione, segnalando per l’agricoltura biologica il proseguimento di un trend espansivo su tutti i fronti.

 

Un’occhiata alle chart illustrate lo scorso febbraio al Biofach, l’evento annuale di Norimberga dedicato al settore, fuga ogni dubbio su quelle che saranno le traiettorie più probabili per i prossimi anni.  E se non bastasse ci sono altri elementi «di contorno», ad iniziare dalla crescente consapevolezza dei consumatori verso i temi ambientali, per poter affermare, con sufficienti margini di attendibilità, che il bio non potrà che riservare sviluppi positivi a livello globale.

 

I numeri elaborati dall’istituto di ricerca tedesco Fibl e da Ifoam, la Federazione internazionale dei movimenti per l’agricoltura biologica, sono eloquenti: da 21 miliardi di dollari di inizio millennio il fatturato retail generato dalle vendite di prodotti biologici, nel reparto food & beverage, si è arrampicato fino a 97 miliardi (dato 2017), aumentando di quasi cinque volte in poco più di tre lustri.

 

Nello stesso arco temporale gli ettari destinati all’agricoltura biologica sono quadruplicati, passando da 17,3 milioni a poco meno di 70, mentre il numero dei produttori dai 200mila fotografati alla fine anni Novanta si è portato a ridosso dei 3 milioni.

 

Sono 181 (altro record) i paesi che possono ad oggi fregiarsi del titolo di «organic producer countries», ma a inizio millennio erano meno di 100.

 

Agli Usa i dati assegnano il primato per dimensione del mercato, con 40 miliardi di dollari, all’India attribuiscono invece il numero in assoluto più elevato di produttori, con oltre 835.000. Le maggiori superfici si riscontrano in Australia, con 35,6 milioni di ettari conteggiati nel 2017, mentre la Svizzera detiene la leadership mondiale per spesa pro capite, con un assegno medio annuo di 288 euro.

 

In questo contesto, il ruolo dell’Italia è comunque tra i più rilevanti. Nella top-ten dei mercati è al quinto posto, preceduta, oltre che dagli Usa, solo da Germania, Francia e Cina.

 

I 76.000 produttori conteggiati dal Sinab, il Sistema informativo sull’agricoltura biologica del Ministero delle politiche agricole, attribuiscono al nostro Paese la nona posizione nel ranking mondiale e il primato a livello europeo. L’Italia è sesta per aree coltivate (1,9 milioni di ettari) e seconda nell’Ue dietro la Spagna, ma l’incidenza delle superfici biologiche sulla Sau nazionale (Superficie agricola utilizzata), pari al 15,4%, è tra le più alte a livello mondiale.

 

Da rilevare che un’azienda biologica, con 28,6 ettari di media, raggiunge una dimensione tre volte più elevata rispetto a quella indicata dall’Istat come ampiezza media delle aziende agricole nazionali (8,4 ettari).

 

In relazione ai diversi orientamenti colturali, prevalgono nel bio prati e pascoli, foraggere e cereali (prevalentemente frumento duro, tenero, farro e orzo). Ma superfici altrettanto significative, coltivate in Italia con il metodo biologico, si registrano nel settore olivicolo e viticolo, nell’ortofrutta e tra le colture proteiche.

 

La geografia delle superfici assegna il primato regionale alla Sicilia, seguita da Puglia, Calabria, Lazio ed Emilia Romagna.

 

Da rilevare che la platea degli operatori è costituita prevalentemente da agricoltori (sono più di 57.000), ma a crescere sono soprattutto i trasformatori industriali (quasi 8.700) e gli importatori.

Relativamente al mercato, in base ai dati dell’Osservatorio Sana-Nomisma il valore delle vendite di prodotti biologici, considerando tutti i canali, compresa la ristorazione, ha superato nel 2018 i 3,5 miliardi di euro, sperimentando una crescita dell’8% rispetto all’anno precedente.

 

Nella Grande distribuzione organizzata, che veicola il 45% delle vendite bio in Italia, la spesa ha messo a segno un progresso 14% su base annua, aumentando di tre volte se rapportata ai livelli di dieci anni fa.

 

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