12 dicembre
approfondimenti

Start-up: l’agricoltura corre con l’innovazione

Start-up in agricoltura e nell’agroalimentare

Tante le start-up generate nell’ambito dell’agricoltura e dell’agroalimentare. Il motore di questo fenomeno è il cosiddetto “agritech”. Con questo termine si indica quel complesso di servizi e tecnologie che fa sempre più da cerniera tra la terra e il mondo dell’innovazione applicata ai sistemi agroalimentari.

 

Il quadro delle iniziative

Robotica, biotech, applicazioni smart per il controllo e la pianificazione delle attività, le opportunità offerte dalla green economy, il ruolo dei big data: sono questi i pilastri che stanno sostenendo l’incontro tra agricoltura e innovazione. Questo è il distillato di quanto emerge in modo dettagliato dai rapporti di analisi sviluppati periodicamente da AgFunder, il più importante market place per le stat-up del panorama agricolo e “agritech”.

Il rapporto del 2015 ha registrato circa 500 nuove iniziative attrarre capitali per oltre 4,6 miliardi di dollari (figura 1). Una cifra praticamente doppia rispetto a quella registrata nel 2014 e oltre dieci volte superiore a quella raccolta nel 2010, quando a farla da padrone erano i temi del biofuel e degli organismi geneticamente modificati.

 

Risorse intercettate dalla start-up agri e agritech nel periodo 2010-2015

Risorse intercettate dalla start-up agri e agritech nel periodo 2010-2015

Fonte: Agfund Rapporto 2015

 

Gli ambiti  di azione delle start-up in agricoltura

A dominare la scena, da alcuni anni, è invece il ruolo del commercio elettronico dedicato al cibo, che raccoglie circa un terzo (1,6 miliardi di dollari) del capitale attivato. La restante parte (circa 3 miliardi di dollari) ha tre principali ambiti di destinazione: le proteine sostenibili, droni e robotica e le tecnologie a supporto delle decisioni aziendali. In questi segmenti alcune start-up sono state protagoniste di raccolte importanti. Come nel caso di “Impossible Food“, attiva nell’innovazione che ha raccolto oltre 100 milioni di dollari, di “Planet Labs“, che ha superato quota 120, e di “DJI“, che con 75 milioni raccolti è impegnata nello sviluppo avanzato dei droni a servizio dell’agricoltura.

 

La distribuzione settoriale e territoriale

Il dettaglio per i diversi settori fa emergere altre caratteristiche delle imprese innovative impegnate nel settore. Le proteine sostenibili e le bioenergie sono i comparti in cui la taglia dei finanziamenti si rivela più grossa: 15 milioni di dollari in media per il primo e circa 10 milioni per il secondo, tutti gli altri comparti si attestano sotto i 4 milioni di dollari. I segmenti che, invece, fanno rilevare le dimensioni finanziarie meno corpose sono l’e-commerce e i sistemi di supporto alle decisioni aziendali.

 

Sotto il profilo della distribuzione geografica, gli Stati Uniti si confermano il maggior player del mondo delle start-up in agricoltura, raccogliendo circa il 60% dei capitali resi disponibili dagli investitori. Un dato che seppure ancora molto alto registra un declino in termini relativi (nel 2014 eravamo circa al 90%) degli USA rispetto ad un maggior protagonismo di altri player a cui gli investitori non sono rimasti indifferenti.

 

I nuovi player

La loro seconda destinazione preferita per numero di operazioni è stata, nel 2015, l’India, seguita da Canada, Regno Unito e Israele. Più indietro Francia, Germania, Cina e Olanda. Soprattutto se guardiamo non al numero delle operazioni ma alla loro dimensione, emerge tutto il nuovo protagonismo dei Paesi emergenti e in particolare di quelli asiatici. Nel 2015 tra le prime otto operazioni di finanziamento registrate a livello mondiale (USA esclusi) la metà ha avuto come protagonisti progetti imprenditoriali made in China.

 

Il caso italiano

In Italia siamo in leggero ritardo. Le start-up agricole rilevate nel 2015 sono appena venti. Se l’orizzonte si allarga all’intero food parliamo di 350 iniziative sviluppate. Un hub dell’innovazione che però sta crescendo molto velocemente e mettendo in campo iniziative molto interessanti, tanto per il successo già riscosso quanto per le prospettive. Tra queste si cita Horta che, nata da uno spin-off universitario, è oggi uno dei leader nel campo dei sistemi di supporto per le decisioni gestionali e nel trasferimento tecnologico, con un fatturato che sfiora i 2 milioni di euro. Cifra alla quale si sta avvicinando anche Xnext, compagnia che utilizza tecnologie a raggi X per la rilevazione di contaminanti. Dietro una serie di iniziative di successo che segnalano un dinamismo che via via aumenta d’intensità anche nel panorama nazionale.

 

(© Osservatorio AGR)

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