23 marzo
approfondimenti

Nuovo record per l’export agroalimentare italiano, grazie a vini e formaggi

Export agroalimentare a quota 38,4 miliardi di euro

Nonostante un generale rallentamento del commercio mondiale, nel 2016 l’export agroalimentare italiano ha raggiunto il suo massimo storico arrivando alla ragguardevole cifra di 38,4 miliardi di euro. Rispetto al 2015, la crescita equivale ad un +4%, se paragonata a dieci anni prima, invece, l’incremento risulta pari al 72%. Si tratta di un risultato importante che ha permesso, seppur in maniera parziale, di mitigare il contestuale calo che dallo scoppio della recessione mondiale sta interessando i consumi interni di prodotti alimentari.

 

Migliora anche la bilancia commerciale

Sebbene ancora negativo, grazie a questo scatto nelle esportazioni, il saldo della bilancia commerciale agroalimentare si è ridotto ai minimi storici, scendendo a 2,7 miliardi di euro contro i 4,2 dell’anno precedente e degli 8,8 miliardi toccati quasi dieci anni prima. Come evidenziato nella Figura 1, la riduzione del disavanzo è avvenuta soprattutto ad opera del settore industriale che, da un lato, ha incrementato l’export e, dall’altro, ha contestualmente ridotto l’import di prodotti finiti, ulteriore segnale del rallentamento avvenuto nei consumi alimentari a livello nazionale. Un indizio confermato anche dal mantenimento dell’alto livello di disavanzo della bilancia commerciale agricola che da oltre cinque anni staziona attorno al livello dei -7 miliardi di euro e le cui importazioni risultano strettamente funzionali alla trasformazione industriale.
 

Figura 1 – Saldo della bilancia commerciale agroalimentare italiana (Milioni di euro correnti, trend decennale)

Bilancia commerciale

Fonte: elaborazioni su dati Istat.

 

L’export cresce grazie a vini e formaggi

Tra i principali prodotti che hanno contribuito a questo nuovo record dell’export agroalimentare italiano vanno sicuramente annoverati i vini e i formaggi, cresciuti rispettivamente nei valori del 4,3% e 5,9%. Vino e prodotti lattiero-caseari rappresentano congiuntamente oltre il 22% di tutte le vendite oltre frontiera dei nostri prodotti agroalimentari. Sempre restando nell’ambito del food Made in Italy, occorre segnalare come invece per la pasta il 2016 non abbia riservato grandi soddisfazioni ai produttori italiani, dato che le relative esportazioni sono calate di circa il 3%, configurandosi al contempo come l’unico comparto ad essere andato in controtendenza. Tra le altre principali voci dell’export agroalimentare italiano, si evidenzia come le carni preparate siano cresciute del 2,7%, gli ortaggi dell’8,3%, la frutta fresca del 2,9% mentre le conserve vegetali dell’1,2%.

 

Cambiano gli sbocchi per i nostri prodotti

Quasi la metà del nostro export agroalimentare finisce in appena 4 Paesi. Germania, Francia, Stati Uniti e Regno Unito incidono congiuntamente per il 47% sul valore totale delle esportazioni agroalimentari italiane. Rispetto a dieci anni fa – e quindi a prima della crisi economica mondiale – il peso di questi top mercati di sbocco si è ridotto di quasi dieci punti percentuali, con andamenti tuttavia differenti tra i singoli Paesi. Mentre è diminuita l’incidenza di Germania e Francia, quella degli Stati Uniti è passata dal 7,6% al 10%. In linea generale, le imprese del food&beverage italiano hanno riorientato le proprie esportazioni dai cosiddetti mercati tradizionali a quelli emergenti, andando così a cogliere quelle opportunità derivanti da una nuova domanda di prodotti alimentari, generata da fasce di consumatori contraddistinti da una aumentata capacità di acquisto, a sua volta determinata dallo sviluppo economico che ha interessato questi paesi.

 

Aumenta il peso dei mercati extra-UE

A dimostrazione di questi cambiamenti di rotta, basti pensare che, se nel 1996 l’Unione Europea pesava per il 72% sull’export agroalimentare italiano, oggi questa incidenza è scesa fino al 66%. Oltre alla crescita negli Stati Uniti, le vendite all’estero dei nostri prodotti alimentari sono aumentate in Canada, Giappone, Norvegia e soprattutto Cina, sebbene il peso di quest’ultimo mercato di sbocco sia relativamente ancora marginale per le nostre esportazioni (appena l’1% del totale).

 

(© Osservatorio AGR)

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