5 Settembre

Prove di rilancio per l’Oliveto Italia

Prime stime sulla campagna 2019-2020: prevista una produzione di olio d’oliva di 315.000 tonnellate, in crescita dell’80%. Segno meno in Spagna, dopo il boom della scorsa campagna. Maxi rimbalzo in Grecia e Portogallo.

 

Tornare ai livelli di produzione che hanno preceduto l’emergenza xylella sarebbe stata una missione impossibile. Ma il quadro nazionale si preannuncia quest’anno decisamente più favorevole per l’olio d’oliva, dopo una stagione, quella appena trascorsa, segnata da un’eccezionale ondata di gelo che ha lasciato agli annali un risultato ai minimi storici.

 

Che ci sia dunque una ripresa, almeno nelle stime preliminari, non sorprende gli addetti ai lavori.

 

L’ottimismo sembra finora giustificato dalle buone condizioni degli oliveti. Ma c’è chi mette le mani avanti e preferisce in questa fase non fare pronostici, a distanza di un mese dall’avvio ufficiale della nuova campagna di commercializzazione e a circa due mesi dall’inizio delle operazioni di raccolta, che in Italia entreranno nel vivo non prima di novembre.

 

Resta sul “forse” anche chi le previsioni le ha elaborate, preannunciando una produzione di oltre 315.000 tonnellate, che resta comunque largamente inferiore alla media dell’ultimo decennio.

 

Il dato emerge da un’analisi di Coldiretti su stime Unaprol-Ismea, reso noto in occasione della prima spremitura della Penisola avvenuta con le olive anti xylella in Salento, a Gagliano del Capo, dove si è registrato quest’anno un anticipo di maturazione.

 

Bisognerà fare i conti con il meteo e soprattutto con l’andamento delle piogge e delle temperature nei prossimi mesi, avvisano gli esperti, che temono soprattutto gli attacchi di mosca.

 

In Toscana, le stime di Fedagri-Confcooperative parlano di una probabile flessione (dell’ordine del 20%) della produzione regionale rispetto al 2018, con problemi soprattutto nell’entroterra, seppure a fronte di una situazione costiera decisamente migliore. Previsioni che considerano anche i danni da maltempo dei giorni scorsi, con le grandinate che hanno causato seri problemi alle coltivazioni.

 

Le attenzioni sono però prevalentemente rivolte al mercato, che resta il nodo principale. Sul fronte dei prezzi, per l’Igp Toscano non è stata un’annata positiva e le attese per la nuova campagna non sono favorevoli, spiegano gli esperti regionali della Federazione cooperativa.

 

Un problema non solo toscano, ma italiano e europeo, considerato che nel 2018 l’Italia ha prodotto meno di 200.000 tonnellate di olio, ma la Spagna ha sfiorato la soglia record dei 2 milioni, inondando letteralmente i mercati.

 

I primi dati, ancora orientativi, relativi alla stagione 2019-2020 portano a valutare, a livello europeo, una produzione meno abbondante rispetto all’ultima annata.

 

Nel complesso la Spagna dovrebbe produrre 1,35 milioni di tonnellate di olio d’oliva, un risultato che su base annua si tradurrebbe in una flessione di circa il 25%. Come l’Italia, anche la Grecia, che nel 2018 ha sperimentato una forte contrazione produttiva, dovrebbe poter contare invece su un quantitativo più abbondante, portandosi attorno alle 300mila tonnellate (+62%). Più 40% la stima sulla produzione portoghese, mentre l’Italia, se le 315.000 tonnellate verranno confermate, metterà a segno un progresso dell’80% rispetto al pessimo risultato dell’ultima annata (175.000).

 

Intanto, per contrastare il trend negativo dei consumi interni la Spagna ha annunciato una massiccia campagna di comunicazione con l’obiettivo di risollevare anche le sorti dei prezzi, schiacciati da un’offerta record e dalle vendite a sconto della grande distribuzione.

 

All’estero le spedizioni di oli di oliva, soprattutto europei, sembrano invece beneficiare di crescente richiesta, soprattutto dai paesi asiatici. I dati del Coi, il Consiglio oleicolo internazionale, certificano nei primi otto mesi della campagna 2018-2019 (da ottobre a maggio) un aumento delle importazioni del 23% in Giappone e del 15% in Cina (il confronto è con lo stesso periodo dell’annata precedente). Gli Stati Uniti, che si confermano i principali acquirenti extra Ue, hanno importato nello stesso periodo oltre 230.000 tonnellate di oli (+8%). Ma a spingere sono anche Brasile, Australia e Russia, tutti con incrementi a doppia cifra, contro il più 4% delle importazioni canadesi.

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