20 Febbraio
prezzi

Prezzi in caduta libera per gli oli di oliva

Si prolunga la fase critica del mercato. Sul territorio si moltiplicano le richieste di aiuto. Nessuna svolta dopo l’apertura dello stoccaggio privato. Nel mirino dei produttori le vendite sottocosto e le importazioni dai Paesi extra-Ue a dazio zero.

 

Il termometro del mercato segna crisi profonda per gli oli di oliva. Le basse quotazioni in tutte le piazze europee stanno mettendo in ginocchio le aziende, i cui margini sono sotto pressione da tempo. Le ultime letture statistiche certificano, per gli extravergini, un prezzo medio ormai a ridosso della soglia critica dei 3 euro/kg, in calo di oltre il 45% su base annua.

 

Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, ha inviato nei giorni scorsi al ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, un documento circostanziato in cui segnala, con preoccupazione, il calo generalizzato dei prezzi dell’olio d’oliva, chiedendo interventi mirati per superare l’emergenza.

 

Il settore, oltre agli sviluppi congiunturali eccezionalmente negativi, sconta alcune difficoltà strutturali, riconducibili essenzialmente a un livello dei costi di produzione più elevato rispetto a quello dei principali competitor e a un ritardo nella realizzazione degli interventi di ammodernamento degli impianti.

 

Secondo l’organizzazione agricola, l’aumento degli stock di oli di oliva sui mercati europei, conseguente anche a un contenimento forzato delle vendite nelle fasi di sovrapproduzione, ha depresso ulteriormente le quotazioni, a fronte di una domanda che non sembra mostrare segni di cedimento, ma che potrebbe al contrario consolidarsi.

 

Sul territorio, si moltiplicano le richieste di aiuto in Puglia, primo distretto olivicolo nazionale, ma ad alzare il livello d’allarme è stata, nei giorni scorsi, la Calabria, secondo polo produttivo nazionale, in assenza di risposte istituzionali alla mobilitazione che lo scorso 4 dicembre aveva portato in piazza oltre 200 trattori.

 

Per Coldiretti, nella regione la situazione si fa sempre più drammatica, con la filiera strozzata da pratiche commerciali unicamente finalizzate alla compressione dei prezzi e da un flusso di importazioni aumentato di quasi il 50%.

 

L’agricoltura calabrese è fondamentale per i conti della regione e la produzione olivicola, con oltre 84.000 aziende, contribuisce in maniera determinante a tamponare l’emorragia occupazionale, scrive l’organizzazione.

 

Per Confagricoltura Calabria, le azioni intraprese, anche a seguito del tavolo oleicolo nazionale, non hanno posto rimedio allo stato di crisi del comparto, che rischia adesso di accentuare le ricadute sull’economia agricola della regione.

 

Le misure adottate per frenare la discesa dei prezzi all’origine, in particolare attraverso l’apertura dello stoccaggio privato su base d’asta, si sono rilevate inadeguate – osserva l’organizzazione – vanificando le aspettative dei produttori.

 

La ricetta anticrisi suggerita dalle rappresentanze agricole prevede diverse misure. Innanzitutto, la sospensione delle importazioni di oli di oliva esenti da dazio dai mercati extra-Ue, in particolare dalla Tunisia. Le proposte includono il lancio di campagne informative ed educative, per valorizzare l’olio d’oliva italiano, e il contrasto alle vendite sottocosto promosse dalla grande distribuzione organizzata che, oltre a un rilevante danno economico, determinano uno scadimento d’immagine dell’olio extravergine, mortificando il lavoro nelle campagne.

 

A giudizio di Coldiretti, i problemi non sono però solo sugli scaffali della grande distribuzione ma anche nella ristorazione, dove si stima che il 22% dei contenitori di olio non rispetti la legge 161/2014, che prevede l’obbligo del tappo anti rabbocco.

 

Nel documento trasmesso al ministro Bellanova, Confagricoltura sollecita l’adozione dei decreti attuativi previsti dal decreto-legge cosiddetto “emergenze”, che include diverse misure a sostegno delle imprese del settore.

 

La situazione, dati i bassi prezzi degli oli e le conclamate difficoltà finanziarie delle aziende, potrebbe anche giustificare un provvedimento per il differimento e la copertura dei costi connessi alle scadenze fiscali e previdenziali. Una boccata d’ossigeno verrebbe inoltre da una moratoria sui pagamenti dei mutui bancari, che metterebbe gli olivicoltori nelle condizioni di programmare la nuova campagna, scongiurando i rischi di abbandono soprattutto nelle aree più depresse.

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