7 marzo

Politica agricola europea più moderna. Modello smart per la Pac post 2020

La svolta digitale ridefinisce gli assetti della Politica agricola comune, rendendola più smart. Più tecnologia nelle campagne per ridurre l’impatto sull’ambiente e sul clima, abbattere i costi di produzione e alzare i livelli di qualità e sicurezza degli alimenti.

 

Protezionista e garantista nella sua versione iniziale, la Pac, la Politica agricola comune, baluardo storico del progetto di convergenza europeo, ha assunto nel suo percorso di riforma profili via via più evoluti e sempre al passo con i tempi.

 

Una metamorfosi scandita in quasi sessant’anni dai mutamenti economici e sociali che hanno cambiato il volto delle campagne europee esaltando, oltre al ruolo produttivo, la valenza multifunzionale, paesaggistica e ambientale dell’attività agricola.

 

L’ultimo appello al rinnovo arriva dalla tecnologia digitale. Un ingrediente che ridefinisce gli assetti della Politica agricola comune all’alba del terzo decennio del XXI secolo, favorendo anche nelle campagne lo sviluppo di ecosistemi intelligenti.

 

È così che la Pac si fa “smart”, nel progetto della Commissione europea, compiendo un altro passo in avanti, ammodernandosi, affrancandosi dalla burocrazia, ma soprattutto cogliendo i potenziali della svolta digitale. Quella che sta cambiando le nostre abitudini, le relazioni sociali, il modo di fare mercato.

 

Come questo stia avvenendo è sotto gli occhi di tutti. Con il commercio elettronico, che comprime i tempi e abbatte le barriere geografiche, con la potenza dei gigabyte, nuovo motore dello sviluppo economico e dell’intelligenza artificiale, con soluzioni di connettività e con lo sviluppo di competenze digitali.

 

La proposta della Pac post 2020 formulata dalla Commissione europea alza il livello di ambizione su diversi fronti. La ricerca e l’innovazione dovranno uscire dai laboratori e raggiungere aziende e mercati. Gli agricoltori e le aree rurali dovranno interfacciarsi con il web e l’economia digitale per sfruttarne i potenziali e le interazioni.

 

Una Pac insomma più moderna, intelligente (smart, come si legge nel documento originale in lingua inglese), inclusiva nelle sue espressioni sociali e sostenibile nei suoi modelli produttivi.

 

Lo sviluppo tecnologico e la digitalizzazione – nei piani di Bruxelles – potranno efficacemente contribuire a ridurre l’impatto delle attività agricole sull’ambiente e sul clima, ad aumentare la resilienza e la salute dei suoli, a ridurre i costi di produzione e a migliorare la redditività delle aziende.

 

L’obiettivo è favorire la diffusione delle nuove tecnologie superando le attuali sperequazioni, territoriali e dimensionali, che penalizzano le piccole e medie realtà produttive, sia nell’accesso alle informazioni sia nella conoscenza, favorendo l’innovazione e l’ammodernamento aziendale.

 

Rendere smart l’agricoltura, nello schema di riforma della Pac post 2020, significa anche incrementare le rese e migliorare la qualità delle produzioni e la sicurezza degli alimenti con la precisione dell’informazione, con l’accesso in tempo reale ai dati sull’intensità solare, sull’umidità dei suoli, sullo stato di salute degli animali. Ma non solo. Grazie alla tecnologia l’agricoltura ottimizza gli impieghi idrici, automatizza la gestione agronomica, formula previsioni attendibili, migliora la sostenibilità.

 

Da evidenziare che la nuova architettura è molto più flessibile nella progettazione e nella governance, entrambe demandate alle autorità nazionali. Un cambiamento radicale, nel modello di attuazione della Pac, che conserva i due pilastri e i due fondi, ma semplifica l’accesso ai finanziamenti e redistribuisce il sostegno, introducendo un massimale negli aiuti destinati ai grandi beneficiari.

 

Unico neo, un budget più leggero, nella proposta della Commissione, non solo per l’impatto di Brexit, dato che il Regno Unito è un contributore netto al bilancio dell’Ue, ma anche per le esigenze di copertura delle nuove priorità dell’Unione, ad iniziare da migrazioni, infrastrutture e trasporti.

 

Tagli significativi, fino al 15% ai prezzi attuali, che portano l’incidenza della Pac sul budget dell’Unione europea al 28,5% nel settennato 2021-2027, dal 36,1% del 2014-2020. Anche senza considerare il contributo di Londra il divario tra le due quote resta ampio, dato che l’ultima programmazione nel budget a 27 Stati ha riservato alla Pac il 35,3% degli stanziamenti totali previsti dal quadro finanziario pluriennale.

 

Da rilevare, infine, che gigabyte e applicazioni tecnologiche, anche attraverso un impiego su vasta scala delle rilevazioni satellitari, potranno efficacemente contribuire a migliorare il funzionamento degli strumenti di gestione del rischio in agricoltura. Le modalità sono molteplici. Una su tutte l’elaborazione di indicatori per calcolare le perdite di reddito agricolo, con la possibilità (aspetto non secondario) di ridurre costi e burocrazia a carico delle aziende.

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