23 febbraio
approfondimenti

Nel 2016 consumi ed export di frutta in crescita

Nel 2016 crescono i consumi di frutta in Italia…

Ogni anno, durante lo svolgimento della principale fiera di settore, il Fruit Logistica di Berlino, il momento è propizio per fare un bilancio dell’anno appena terminato dal punto di vista dei consumi e dell’export di ortofrutta. Stando a quanto riportato dall’Ismea, nel 2016 si è assistito ad una crescita dei consumi di frutta in Italia (+2,2%) rispetto all’anno precedente, un trend che non ha avuto analogo riscontro nei consumi di ortaggi che invece sono rimasti praticamente stabili. L’aumento si innesta su un trend di ripresa già iniziato lo scorso anno, ma che risulta ancora più rilevante alla luce di un calo che ha interessato l’intero aggregato dei prodotti agroalimentari, il cui consumo ha infatti registrato nel 2016 una diminuzione in valore di circa lo 0,5%.

 

…a fronte di una riduzione nei consumi di carne e latte

Questo decremento, seppure lieve, ma che non permette ai consumi alimentari di recuperare a distanza di quasi un decennio il gap formatosi con lo scoppio della crisi economico-finanziaria globale, deriva sostanzialmente dalla riduzione intervenuta negli acquisti di carni, salumi e prodotti lattiero-caseari, i cui cali sono tutti compresi tra un -3,3% e -4,4% rispetto all’anno precedente. Al di là di scelte di acquisto motivate da ragioni di convenienza e risparmio (la crisi continua a colpire molte famiglie italiane), in queste variazioni si legge chiaramente anche uno spostamento delle preferenze del consumatore italiano guidato da motivazioni salutistiche. E tutto questo gioca chiaramente a favore di frutta e verdura.

 

 

Aumenta anche l’export di ortofrutta

Sebbene i dati Istat sull’export non siano ancora disponibili a tutto il 2016, quelli riguardanti le vendite oltre frontiera dei primi dieci mesi segnalano un aumento delle esportazioni di ortofrutta fresca pari al 4%, cui si affianca un’ulteriore, ma leggera crescita (+0,5%) delle conserve vegetali. Sul risultato di quest’ultima categoria ha indubbiamente pesato il decremento registrato dall’export delle conserve di pomodoro (-1,5%), la cui incidenza sul totale della voce doganale è vicina al 50%. Al di là di questa ridotta flessione, la tendenza emersa in questo periodo di tempo evidenzia un’ulteriore crescita rispetto all’anno precedente quando le esportazioni del settore (fresco e trasformato) hanno toccato gli 8 miliardi di euro, denotando al contempo una crescita di oltre il 60% rispetto all’export di dieci anni prima.

 

Cresce l’export in Germania, cala in UK

Quasi la metà di tutto l’export di ortofrutta fresca e trasformata italiana finisce in appena tre Paesi: Germania, Francia e Regno Unito. Soprattutto per ragioni di deperibilità, l’Unione europea rappresenta il mercato di sbocco principale, assorbendo quasi l’80% delle esportazioni di tali prodotti. Nei primi dieci mesi dell’anno appena terminato, le vendite oltre frontiera di ortofrutta fresca e trasformata sono cresciute – rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente – del 7% in Francia e del 4,5% in Germania, mentre sono calate di quasi il 3% in UK (figura 1).

 

Figura 1 – Variazioni nei valori di export di ortofrutta (fresca e trasformata) per principale mercato (gen-ott 2016 vs gen-ott 2015)

Consumi di frutta

Fonte: elaborazioni su dati Istat.

 

Se non ci fosse l’embargo russo…

La crescita dell’export di ortofrutta italiana si trova inserita in uno scenario di mercato che ha visto, dal 2014, la chiusura dello sbocco russo a seguito dell’embargo stabilito da Putin in risposta alle sanzioni comminate da UE e altri Paesi (tra cui USA e Canada) per l’invasione della Crimea. Prima di tale blocco, l’export italiano era riuscito a conquistare una quota di quasi il 2% sul valore dell’import totale di ortofrutta fresca in Russia, vale a dire vendite per quasi 120 milioni di dollari. Oggi il mercato russo è bandito a tutti i prodotti ortofrutticoli dei Paesi comunitari e questo ha comportato sia un sovraffollamento nel mercato UE di competitor che un tempo invece prendevano la via degli Urali, sia l’affermazione di fornitori alternativi che in passato non detenevano un ruolo rilevante, ma che in futuro – a seguito della rimozione dell’embargo – non è detto possano venire sostituiti con la medesima facilità con cui sono state rimpiazzate le nostre imprese.

 

(© Osservatorio AGR)

 

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