30 Gennaio

Mele: vendite avanti tutta, migliora il sentiment tra gli operatori

Secondo l’analisi del mercato di Assomela, la produzione 2019 è tra le più basse di sempre, con 1,7 milioni di tonnellate destinate al consumo fresco. L’export viaggia a doppia cifra: +47% nei primi dieci mesi del 2019, ma in Germania l’Italia perde ancora quote di mercato.

 

L’export ha ripreso a marciare e anche il mercato interno sta dando segni di vivacità per le mele, confermati a dicembre da una buona attività di compravendita e da un decisivo alleggerimento delle scorte, con un venduto nel mese superiore alle 165.000 tonnellate e una evoluzione positiva riscontrata in tutti i bacini di produzione.

 

Complessivamente – scrive il Comitato marketing di Assomela, l’Associazione dei produttori di mele Italiani, che rappresenta l’80% della produzione melicola nazionale e il 20% di quella europea – il raccolto italiano di mele nel 2019 è ammontato a poco meno di 2 milioni e 96.000 tonnellate, facendo segnare una contrazione del 7% rispetto all’anno precedente.

 

Più in dettaglio, la produzione di mele destinate al circuito del fresco (il resto è avviato all’industria di trasformazione principalmente per la produzione di succhi) è risultata l’anno scorso tra le più basse di sempre, con 1,7 milioni di tonnellate, un quantitativo che rispetto alla media dei tre anni precedenti (escludendo la produzione eccezionalmente bassa del 2017) ha fatto segnare un divario negativo del 13%.

 

Che il mercato stia dando quest’anno buone soddisfazioni lo confermano anche i dati distinti per varietà.

 

Per tutte le cultivar si registrano trend di vendita più che soddisfacenti, spiega ancora l’analisi di Assomela: per la Golden in particolare la giacenza è la più bassa dell’ultimo decennio (escludendo ovviamente il dato “outlier” del gennaio 2018) nonché inferiore dell’8% a quella dello stesso periodo della campagna precedente. Stessa evidenza per la Red Delicious, che a fine anno ha beneficiato di un forte spinta della domanda interna ed estera, con il magazzino che non raggiunge, nella fotografia attuale, la soglia delle 125.000 tonnellate, un volume inferiore di quasi il 25% ai livelli di un anno fa.

 

Per le mele Gala, la cui produzione nel 2019 ha replicato sostanzialmente il risultato dell’anno precedente, la giacenza appare in linea con la media storica. Stock ai minimi degli ultimi anni, invece, per le Granny Smith, con appena 65.000 tonnellate di disponibilità residue.  Anche per le Fuji, che hanno potuto beneficiare di una forte accelerazione delle vendite nel mese di dicembre, l’offerta inizia a scarseggiare, a fronte di un magazzino che si attesta al di sotto della media delle ultime stagioni.

 

Risulta in linea con i programmi di inizio campagna il collocamento delle varietà «Club», quelle cioè protette da brevetti internazionali e soggette a contingentamenti d’offerta. Si tratta di varietà che stanno riscuotendo un buon successo sui mercati e un crescente interesse da parte dei produttori che, seppure tenuti al pagamento delle royalties, beneficiano di un’efficace attività di assistenza tecnica, di promozione e di marketing realizzata dal Club, spuntando prezzi mediamente più remunerativi rispetto ad altre varietà.

 

Va comunque evidenziato – osservano gli esperti di Assomela – che il mercato italiano ed europeo, alle attuali condizioni, restituisce un po’ di fiducia alle aziende agricole, dopo anni oggettivamente difficili, offrendo anzi prospettive di miglioramento soprattutto sul versante dei prezzi.

 

L’export, nel frattempo, ha messo a segno un progresso del 47% nel bilancio dei primi dieci mesi del 2019.  Ma il forte aumento dei volumi, determinato più che altro da un effetto statistico dato dal confronto con un quantitativo eccezionalmente basso del 2018, non ha avuto un impatto altrettanto significativo sui corrispettivi valutari, cresciuti di un più modesto 9%.

 

Un’evidenza sicuramente poco incoraggiante per il settore è l’ulteriore riduzione delle esportazioni di mele italiane in Germania, che resta la prima geografia di destinazione. Il meno 2,6% a volume, che si somma al dato fortemente negativo del 2018, è la cartina di tornasole di una situazione decisamente più complessa sul piano competitivo, in un contesto europeo di forte pressione dell’offerta soprattutto di mele polacche (Varsavia è il produttore a livello continentale), accentuata dalla chiusura del mercato russo dopo l’embargo di Mosca.

 

In forte aumento, al contrario, con tassi di crescita anche a tre cifre, le esportazioni in Spagna, Egitto, Arabia Saudita, Francia e Regno Unito. Ma la migliore performance resta quella sul mercato indiano, dove le mele italiane (i volumi in un anno sono aumentati di oltre 16 volte) godono di un trattamento tariffario più favorevole rispetto ai grandi competitor, rappresentati da Cina e Usa, penalizzati da un inasprimento dei dazi imposto da New Delhi.

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