20 Maggio

Marzo manda a picco le esportazioni di vini

Vinitaly-Nomisma Wine Monitor: dazi Usa e inizio Covid-19 decisivi sull’export nel primo trimestre 2020.

 

Non poteva andare diversamente. Nella fase più acuta dell’emergenza coronavirus, il mese di marzo ha lasciato un primo pesante segno meno sul commercio mondiale di vini. E con aprile le cose non andranno certamente meglio. Anzi, è pressoché scontata una seconda brusca retromarcia che peserà sui conti dell’intera annata 2020. A fornire uno spaccato sull’andamento del commercio enologico internazionale è l’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor nel focus sulle vendite di vino nei Paesi extra-Ue, aggiornato a tutto il primo trimestre.

 

Anche per le cantine italiane – spiegano gli esperti nel rapporto pubblicato nei giorni scorsi – l’export ha bruscamente invertito la rotta: dopo due mesi a briglie sciolte, a marzo le vendite all’estero hanno subìto una pesante battuta d’arresto, accusando non solo gli effetti del lockdown imposto dalla pandemia di Covid-19, ma anche le conseguenze della sterzata degli Usa, dopo un bimestre di acquisti robusti.

 

Nel complesso, le elaborazioni effettuate dagli analisti di Nomisma a partire dai dati doganali indicano un andamento a doppia velocità tra i top buyer mondiali. Gli Usa, dopo una fase di approvvigionamenti massicci mirati a rafforzare le scorte in chiave anti-dazi, allo scopo di prevenire i rincari tariffari, hanno chiuso il trimestre con un più 10,9% delle importazioni in valuta. Al contrario, ha tirato visibilmente il freno la Cina, che nel momento di massima emergenza per l’epidemia di Coronavirus ha ridotto di quasi il 20% gli acquisti dall’estero rispetto ai primi tre mesi del 2019.
Canada e Giappone, altri due grandi acquirenti mondiali, non hanno modificato gli assetti del commercio internazionale di vino, confermando grosso modo i livelli di importazione di un anno fa. Segna un pesante stop invece la Svizzera che, in questo primo trimestre, ha ridotto del 10,8% gli acquisti, valutati sempre nella dimensione monetaria.

 

Per le etichette italiane il calo degli ordinativi di Pechino ha lasciato un meno 13,3% nel bilancio dell’export verso il Dragone. Un calo, nel trimestre, compensato abbondantemente dal 16,8% di crescita sul mercato a stelle e strisce e dal positivo andamento delle vendite in Canada e Giappone. Neutrale il ruolo della Svizzera, che ha confermato i livelli di spesa dell’anno scorso, premiando l’Italia rispetto agli altri fornitori.
“Due fattori esogeni come i dazi e la pandemia hanno prima favorito e poi penalizzato la crescita delle nostre esportazioni di vino”, ha spiegato il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani.
I numeri d’altro canto sono eloquenti: da un incremento record a valore del 40% rilevato nel primo bimestre 2020 si è passati una contrazione del 17,4% a marzo.
“Nei prossimi mesi – ha proseguito Mantovani – l’impatto della pandemia sui mercati internazionali sarà ancora più evidente, ma auspichiamo che questo autunno l’Italia possa essere la prima a ripartire”.

 

Per il responsabile Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini, le vendite di vini fermi italiani nella grande distribuzione e nel piccolo dettaglio specializzato statunitense hanno raggiunto i 94 milioni di litri, che rappresentano solo il 40% delle importazioni totali della tipologia.
L’altro 60% è veicolato attraverso il canale on-trade, costituito principalmente dai wine bar e dalla ristorazione. Ma dopo il fermo Horeca, imposto dall’emergenza, la vera incognita è la capacità di ripresa, in un contesto che potrebbe verosimilmente impedire un ritorno ai livelli pre-crisi.

 

Tornando al commercio internazionale, un altro aspetto da rilevare è il bilancio fortemente negativo dell’export di vini francesi, che hanno esibito performance decisamente più preoccupanti, riconducibili all’acuirsi delle difficoltà in Cina (-37,2% nel trimestre), alla forte perdita sul mercato svizzero (-24,6%) e alla virata in negativo in Giappone. Le cose sono andate decisamente meglio, invece, negli Stati Uniti, dove l’effetto scorta anti-dazi ha fatto quasi raddoppiare su base annua le importazioni di Champagne, categoria che ha sostenuto oltre Atlantico tutto il settore.

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