14 ottobre
approfondimenti

Lo scenario evolutivo per l’agroalimentare mondiale: fattori e driver di cambiamento

Lo scenario di riferimento

Sebbene il 2015 abbia sancito la fine del trend di calo dei consumi alimentari a livello nazionale, è indubbio come le maggiori prospettive di crescita della domanda alimentare per i prossimi decenni risiedano all’estero. Questo incremento della domanda alimentare a livello internazionale non deriva solamente da un aumento delle quantità di cibo richiesto (a fronte dello sviluppo della popolazione sul pianeta) ma anche e soprattutto da un cambiamento degli alimenti consumati; una tendenza che si verifica con maggiore intensità nei paesi emergenti (BRICS, Far East, ecc.).
La globalizzazione dei consumi unita all’aumento del numero di persone che fanno parte delle classi cosiddette benestanti (con un reddito paragonabile a quello di un Paese sviluppato) e al processo di migrazione di masse di persone dalle campagne alle città stanno conducendo al cambiamento nelle diete dei consumatori.

 

Oggi, infatti, ancora una larga parte dei consumatori di questi Paesi emergenti si nutre con diete povere di proteine animali; d’altra parte, l’incremento del benessere ed il graduale mutamento degli stili di vita sta spingendo un crescente numero di consumatori ad introdurre nella propria dieta alimenti più elaborati e complessi – e con un maggior valore unitario – come prodotti lattiero-caseari e prodotti a base di carne.

 

Nuovi attori e posizionamenti competitivi

A fronte di questo aumento della domanda corrisponde un analogo incremento nella concorrenza dell’offerta: nuovi produttori sempre più specializzati e competitivi si affacciano cioè sul panorama internazionale portando ad un incremento negli scambi mondiali, ad un calo nelle quote di mercato dei Paesi meno competitivi, all’instabilità nelle quotazioni di commodities agricole e prodotti alimentari (anche a causa di shock atmosferici/politici).
Entrando nel dettaglio di questi aspetti appena citati, basti pensare che, nonostante la crisi economica sui consumi e il recente rallentamento della crescita nelle principali economie emergenti (es. Cina e Russia), nei prossimi anni ci si attende un ulteriore balzo in avanti degli scambi commerciali mondiali anche in conseguenza degli importanti accordi commerciali in corso di trattativa o in fase di conclusione: TTIP (EU-USA) e TPP (tra alcuni Paesi del continente americano e altri del continente asiatico e Oceania).
In questo contesto l’Unione europea sta perdendo quote di mercato a vantaggio dei nuovi produttori/esportatori mondiali come il Brasile o la Cina. Nonostante la significativa crescita delle esportazioni agroalimentari (circa +80% nell’ultimo decennio) anche l’Italia sta subendo una riduzione delle proprie quote di mercato: questo perché gli scambi internazionali di settore crescono in maniera più che proporzionale rispetto al trend dell’export italiano. Si pensi infatti che sono pochi i prodotti del “made in Italy” che fanno eccezione e vedono crescere la propria quota sui mercati internazionali (tra questi si segnala principalmente il vino).

 

L’effetto sui prezzi

Infine l’aspetto della volatilità dei prezzi internazionali. Nonostante oggi i prezzi siano inseriti in un trend discendente che dura ormai da più di un anno e si stiano toccando i livelli più bassi delle quotazioni delle principali commodities agricole dell’ultimo decennio, vale la pena ricordare come questi prezzi dipendono sempre più dall’equilibrio globale tra domanda e offerta. A partire dai primi anni Duemila, infatti, l’incapacità del sistema produttivo agricolo mondiale di mantenere il passo con le variazioni della domanda (alimentare e non) ha esposto questo equilibrio agli shock climatici e di mercato provocando un incremento della volatilità delle quotazioni, divenuta ormai strutturale e i cui effetti risultano sempre più devastanti nella redditività di quelle aziende agricole meno strutturate ed organizzate dal punto di vista produttivo e commerciale. Una tipologia di aziende che, purtroppo, risulta molto diffusa in Italia e soprattutto nelle aree meridionali del Paese.

 

(© Osservatorio AGR)

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