14 ottobre
approfondimenti

L’evoluzione dei consumi alimentari in Italia

I consumi alimentari in Italia

Con un valore dei consumi alimentari pari a 230 miliardi di euro nel 2015, l’Italia rappresenta uno dei principali mercati di consumo a livello europeo. Rispetto al 2005 i consumi alimentari nel nostro Paese sono aumentati complessivamente del +13% a valori correnti, una crescita imputabile principalmente ai consumi fuori casa (+30%), che rappresentano attualmente un terzo del totale. Tuttavia, se dai valori correnti si passa a quelli costanti (al netto quindi dell’inflazione), si nota come la crisi economica che ha colpito l’Italia a partire dal 2008 non abbia risparmiato la spesa alimentare – che rappresenta la soddisfazione di un’esigenza primaria – che è scesa di oltre il 10%.
Il 2015 sembra invece aver arrestato tale caduta sebbene le previsioni segnalano difficoltà anche per il futuro, specie nel segmento dei prodotti confezionati. Dopo una crescita del +1,1% nel corso del 2015, nei primi cinque mesi del 2016 le vendite complessive di prodotti alimentari nella GDO italiana sono rimaste pressoché stazionarie rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-0,2%).

 

Le prospettive future

Per i prossimi anni si attende un lieve incremento nella domanda di carni, soprattutto per quelle trasformate anche se questo aumento non riporterà i volumi consumati ai valori pre-crisi; un calo dei consumi di prodotti lattiero-caseari in particolare di latte fresco mentre i consumi di frutta e ortaggi dovrebbero mantenersi sostanzialmente stabili. In particolare, ci si attende una stagnazione dei consumi di prodotti freschi e conservati mentre dovrebbe aumentare la domanda di prodotti a più elevato contenuto di servizio (es. IV e V gamma). Infine, proseguirà il trend di strutturale contrazione dei consumi di vino mentre si prevede un aumento della domanda di birra.
Ma al di là dell’andamento previsionale, i grandi cambiamenti che la crisi economica ha prodotto in questi sette anni sono soprattutto legati alle modalità di acquisto degli italiani, facendo del “risparmio” il principale driver nei criteri di scelta. Risparmio che ha assunto diversi risvolti: dalla riduzione dei volumi (meno sprechi) alla preferenza degli acquisti in promozione; dalla minor fedeltà al brand industriale per privilegiare i prodotti a private label ad una maggior mobilità tra punti vendita (verso i discount).

 

I punti fermi per i consumi alimentari degli italiani

Tuttavia, pur a fronte di questo orientamento, alcuni capisaldi nelle scelte di acquisto degli italiani sembrano resistere, come quello della ricerca della qualità, anche in questo caso espresso sotto diverse forme. Tra queste, quella più in voga e noncurante della recessione economica è legata all’attenzione alla salute e al benessere (prodotti light, gluten free, bio…) nonché alla sostenibilità ambientale.

 

Quali impatti per la produzione primaria?

La lettura congiunta di queste tendenze rende evidenti gli impatti che anche a livello di produzione e di redditività si stanno manifestando nelle imprese agricole italiane.
Non è infatti un caso se dal 2007 al 2015 le vendite di prodotti biologici in GDO sono passate da 375 a 852 milioni di euro o se le vendite di insalate di IV gamma sono cresciute di oltre il 20% in valore nell’ultimo quinquennio. Di riflesso, le superfici coltivate a biologico in Italia sono aumentate del 33% nel giro di quindici anni, così come la produzione di ortaggi in serra è cresciuta – sempre in termini di SAU investita – del 25% nell’ultimo decennio.
Così come non è un caso se, a fronte di un calo nei consumi di vino a livello nazionale di circa il 30% in circa dieci anni, le superfici coltivate ad uva nel nostro paese si sono contestualmente ridotte del 15%, evidenziando cali sensibilmente superiori in quelle aree i cui vini prodotti non sono riusciti a sopperire al crollo dei consumi interni con analoghi sbocchi sui mercati esteri.

 

(© Osservatorio AGR)

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