14 ottobre
approfondimenti

Le fusioni miliardarie dell’agrochimica

di Felice Adinolfi

Il 15 settembre 2016 il colosso tedesco della chimica e della farmaceutica Bayer ha annunciato l’acquisto del più importante player nel campo delle biotecnologie agricole, la Monsanto. Il matrimonio tra i due giganti dell’agrochimica mondiale, costato circa 59 miliardi di euro, rappresenta la più importante fusione della storia del mercato delle forniture agrochimiche, oltre che il più importante take over della storia dell’industria tedesca. Parliamo di un mercato che si è rivelato molto vivace negli ultimi anni. Se, infatti, alla fine degli anni Novanta i dieci più grandi produttori mondiali di sementi detenevano meno di un terzo del mercato internazionale, oggi questa quota è più che raddoppiata, grazie soprattutto alle operazioni più recenti. Solo nell’ultimo anno i primi sei player del mercato fitosanitario e delle sementi si sono ridotti a tre, grazie agli accordi che hanno visto protagonisti, oltre alle citate Bayer e Monsanto, Dow Chemical e Dupont da un lato e la cinese ChemChina e Syngenta dall’altro (figura 1).

 

Figura 1 – Fatturato dei principali gruppi agrochimici (2015, mld $)

 

Fatturato dei principali gruppi agrochimici

Fonte: Neue Zurcher Zeitung

 

Così circa i due terzi del mercato mondiale dei prodotti fitosanitari e delle sementi è oggi nelle mani di queste tre “big” multinazionali. E la metà di questa quota, probabilmente, sarà presto nelle mani della Bayer. Usiamo il probabilmente perché la concentrazione prodotta nel mercato con quest’ultimo merge farà di certo scattare le antenne dell’Antitrust e non è un caso che uno dei fattori rilevanti per la riuscita della trattativa di acquisizione, intavolata da diverso tempo, sia stato il raddoppio della penale da pagare – circa 3 miliardi di dollari – in caso di bocciatura dell’accordo da parte dell’Antitrust. Certo il rischio per gli agricoltori di essere assoggettati a posizioni dominanti è reale. Basti pensare che parliamo, per citare uno dei tanti esempi che potremmo fare, di quasi il 90% del mercato statunitense dei semi di soia.

 

Al di là degli aspetti legati al funzionamento del mercato degli input agrochimici appare, però, utile soffermarsi sui motivi che hanno guidato questa gigantesca operazione. Innanzitutto le aspettative sulla crescita del mercato degli OGM sono state parzialmente deluse. Solo il 12% delle terre coltivabili nel mondo è interessato al fenomeno e in più la discesa dei prezzi agricoli registrata negli ultimi anni sta progressivamente comprimendo la marginalità degli agricoltori coinvolti, tanto che lo scorso anno, per la prima volta nei vent’anni di storia delle sementi OGM, le superfici coltivate sono diminuite. Siamo forse di fronte all’inizio del declino di quella che è stata considerata per anni la moderna rivoluzione dell’agricoltura, in realtà rimasta incompiuta. Così si è innescata una corsa alla ricerca di economie di scala capaci d’abbattere i costi e inseguire il mercato in un frangente difficile e forse destinato a prolungarsi nel prossimo futuro. Ma anche una corsa alla leadership nel settore delle applicazioni intelligenti per l’agricoltura, il cosiddetto smart farming, che sembra essere il nuovo “mantra” attraverso cui traguardare il futuro dei sistemi agricoli. Si tratta dell’agricoltura di precisione, che unisce le innovazioni nel campo delle soluzioni digitali e del big data. In questa prospettiva, l’operazione di acquisizione varata da Bayer ha un senso più ampio. Si tratta di un completamento dell’offerta d’innovazione che assorbe il progresso chimico e genetico registrato fino ad oggi all’interno di una nuova configurazione dell’offerta di supporto dedicata agli agricoltori e finalizzata a controllare la gran parte dei fattori che influenzano le rese agricole in termini quantitativi e qualitativi. Esistono già alcune stime sulle opportunità di mercato di questa nuova operazione d’industrializzazione della produzione agricola. Una in particolare ha recentemente riguardato proprio la Monsanto, particolarmente attiva negli ultimi anni su questo fronte. Il colosso biotech Usa, il cui quartier generale sarà a breve trasferito in Germania, ha stimato di poter offrire soluzioni per l’espansione delle piattaforme digitali capaci di triplicare i rendimenti degli agricoltori e generare entro i prossimi dieci anni fatturati superiori al miliardo di dollari.

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