30 Aprile

La pandemia affonda prezzi, consumi e fatturati del settore vinicolo

L’importanza del canale extradomestico e la rilevanza dei flussi turistici prefigurano un contesto più critico nei Paesi del Mediterraneo. In Europa la quota Horeca è al 35% dei volumi e supera il 50% in termini di fatturato retail.

 

L’Oiv, l’Organizzazione internazionale della  vigna e del vino, ha fatto il punto della situazione sui mercati vitivinicoli mondiali, in occasione di una conferenza stampa via web partecipata da oltre 3.000 giornalisti internazionali. La panoramica, illustrata da Pau Roca, direttore generale dell’Oiv, è stata inquadrata nel contesto recessivo globale dalla pandemia di Covid-19, che avrà impatti significativi soprattutto nei paesi industrializzati.

 

È utile partire dalle conclusioni, che sono due. La prima è la certezza della gravità delle ricadute economiche sul comparto vinicolo causate dall’emergenza sanitaria e dai conseguenti provvedimenti restrittivi. La seconda è la prepotente affermazione di un nuovo canale, rappresentato dall’e-commerce, favorito dal “lockdown” e destinato verosimilmente a rafforzarsi in futuro, dopo avere dimostrato il suo reale potenziale.

 

In questa fase – ha spiegato Roca – le informazioni e i dati statistici disponibili non sono ancora sufficienti per formulare una previsione accurata e anticipare lo scenario del settore nel prossimo futuro. Tuttavia, basandosi sulle informazioni raccolte attraverso una ricognizione su un panel di operatori negli Stati membri, è molto probabile che si verifichi un cambiamento radicale nella composizione e nel ruolo dei diversi canali di vendita.

 

Il saldo complessivo atteso nel post-pandemia è negativo su tutti i fronti: sono date ormai per scontate una diminuzione dei consumi, una riduzione dei prezzi medi dei vini e una flessione dei fatturati, dei margini e dei profitti aziendali.

 

Per quanto attiene agli sviluppi del commercio internazionale, le principali economie mondiali, le più colpite dalla pandemia, risentiranno maggiormente degli effetti recessivi legati alle misure di contenimento della diffusione del virus. Nei paesi del Mediterraneo, in particolare, l’importanza del canale extradomestico (hotel, bar, ristoranti e caffetterie) e la rilevanza dei flussi turistici prefigurano un contesto marcatamente più critico per l’intero aggregato wine & spirits, considerando l’importanza dell’Horeca, che in Europa rappresenta il 35% dei volumi di vendita e oltre il 50% del fatturato retail del settore.

 

L’interscambio mondiale dovrebbe gradualmente riprendersi dopo il superamento della fase più critica soprattutto per le economie dei paesi sviluppati, ma non si escludono cambiamenti anche significativi nelle rotte commerciali, con l’affermazione di nuovi mercati.

 

Molto critica è apparsa la posizione dell’Oiv sui messaggi distorti circolati attraverso la stampa e il web, per lo più privi di fondamento, alcuni favorevoli al consumo di vino per i presunti effetti positivi sulla salute, altri contrari, basati su pregiudizi e congetture ideologiche a favore dell’astinenza.

 

Con l’occasione della conferenza stampa sul Covid, l’Oiv ha presentato anche le prime stime sulla vendemmia 2020 nell’Emisfero australe, orientate al ribasso, rispetto alla scorsa annata, per la maggior parte dei paesi produttori, ad esclusione del Sudafrica e dell’Uruguay.

 

In Argentina la produzione è prevista attorno agli 11,6 milioni di ettolitri, in calo dell’11% sul 2019. A due cifre anche la flessione produttiva attesa in Cile, dove le stime fissano l’asticella della nuova vendemmia a 10,5 milioni, un volume inferiore del 12% rispetto ai livelli dell’anno scorso.

 

Molto più contenuta la flessione in Brasile con un meno 1% e una previsione di 2 milioni di ettolitri, mentre il Sudafrica, dopo il bilancio negativo della scorsa campagna per la mancanza di piogge, recupera il 5%, spingendosi a quota 10,2 milioni.

 

Con 11,5 milioni di ettolitri, l’Australia otterrà in cantina un quantitativo inferiore del 4%, a causa della siccità e degli incendi boschivi, mentre la Nuova Zelanda, proiettata a 2,9 milioni, non dovrebbe subire grossi scossoni, limitando le perdite a soli 2 punti percentuali.

 

A livello mondiale, i dati illustrati dall’Oiv attestano le superfici vitate a 7,4 milioni di ettari, un’estensione pressoché stazionaria dal 2016.

 

Sul versante della produzione, gli analisti stimano globalmente (preconsuntivo 2019) un volume di 260 milioni di ettolitri, in forte calo dopo l’ottima annata 2018, a fronte di un consumo di 244 milioni, in crescita solo di un frazionale 0,1%.

 

Positivo il bilancio 2019 per l’interscambio mondiale. Con 105,8 milioni di ettolitri le esportazioni hanno registrato complessivamente una crescita dell’1,7%, generando un flusso di cassa di 31,8 miliardi di euro (+0,9%).

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