14 Ottobre
approfondimenti

La distribuzione dei pagamenti diretti in Europa

Risorse e beneficiari dei pagamenti diretti

La ripartizione degli aiuti diretti ai produttori agricoli nell’ambito della Politica Agricola Comune (PAC) si caratterizza per l’elevato grado di concentrazione. È quanto si evince dai rapporti pubblicati annualmente dalla Commissione europea, dai quali risulta che l’80% dei pagamenti diretti va a beneficio di appena il 20% degli agricoltori. Lo squilibrio si presenta ancora più marcato in Romania e Bulgaria rispetto agli altri Stati membri.
Nell’anno finanziario 2014 (che si riferisce ai pagamenti del 2013) a 7,52 milioni di beneficiari sono stati complessivamente erogati 41,7 miliardi di euro. Ma di tale somma solo 647 milioni sono stati percepiti dai 2,5 milioni di agricoltori che hanno ricevuto pagamenti diretti di importo inferiore ai 500 euro ciascuno. Gli altri 5 milioni di agricoltori si sono divisi oltre 41 miliardi.

 

Le novità della PAC 2014-2020 in tema di pagamenti diretti

La più recente riforma della PAC, relativa al periodo 2014-2020, ha cercato di risolvere la storica questione dello squilibrio distributivo degli aiuti prevedendo tre meccanismi correttivi: il capping, la degressività, i pagamenti redistributivi.
Il capping, detto anche tetto aziendale, è un limite massimo ai pagamenti diretti che ogni azienda agricola può ricevere in un anno.
La degressività, invece, consiste nella progressiva riduzione dei pagamenti, all’aumentare del loro ammontare. Si distingue in obbligatoria o facoltativa, quest’ultima applicabile a discrezione degli Stati membri.
La normativa comunitaria (Regolamento 1307/2013) impone sui pagamenti da concedere agli agricoltori la riduzione di almeno il 5% per la parte di aiuto eccedente i 150mila euro. Inoltre gli Stati possono prevedere una quota volontaria della degressività che può giungere fino al 100%, realizzando di fatto il capping. Sono nove gli Stati dell’Unione che hanno scelto di fissare il capping ad importi compresi tra i 150mila e i 600mila euro. L’Italia ha optato per una degressività molto più consistente di quella obbligatoria, pari al 50% per gli importi superiori ai 150mila euro, e per un capping che scatta al di sopra dei 500mila euro.

 

A prima vista le due misure enunciate sembrano produrre tagli ai pagamenti molto consistenti. Tuttavia occorre tenere presente che si applicano esclusivamente alla componente di base del pagamento (quindi mai oltre il 68% del pagamento diretto complessivo) e soprattutto che è prevista da parte degli Stati la possibilità di detrarre il costo del lavoro dall’ammontare cui applicare la riduzione. Di fatto ad essere colpita da degressività e capping è solo una minima parte delle risorse: 109 milioni di euro nel 2015, di cui quasi 2/3 in Ungheria.
Più efficace nel garantire una maggiore uniformità dovrebbe essere la misura (facoltativa) dei pagamenti redistributivi, applicabile ai primi 30 ettari. Vi può essere destinato fino al 30% del massimale nazionale per i pagamenti diretti ed è stata implementata da otto Stati membri. L’ammontare relativo ai pagamenti redistributivi è più elevato di quello colpito da capping e degressività, essendo di 1,25 miliardi di euro nel 2015. Ma poiché la redistribuzione è finanziata dalla riduzione dei pagamenti di base a tutti gli agricoltori, il suo impatto sulla distribuzione complessiva dei pagamenti risulterà comunque limitato.
Il rapporto della Commissione mostra la distribuzione dei pagamenti diretti in relazione all’entità degli aiuti ottenuti dai singoli agricoltori, ma nulla dice circa il reddito agricolo degli stessi, informazione che invece sarebbe rivelatrice dell’efficacia del pagamento diretto come misura di sostegno al reddito.

 

Pagamenti diretti e redditi agricoli

L’economista esperto di politica agricola comune Alan Matthews, attraverso la rielaborazione di dati della Dg Agri (Direzione generale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale della Commissione europea), è riuscito a calcolare che circa il 55% dei pagamenti diretti è riservato ai 750mila agricoltori con il reddito più alto. Il risultato, oltre a mostrare l’elevata disuguaglianza della distribuzione dei pagamenti rispetto al reddito, conferma quanto si poteva intuitivamente supporre: agli agricoltori con il più elevato reddito agricolo vanno i pagamenti diretti di importo maggiore. È pur vero che ci sono delle eccezioni dovute al fatto che i pagamenti sono collegati alla superficie dei terreni agricoli. Alcune attività agricole possono essere alto valore aggiunto (e quindi ad alto reddito) ma avere pochi ettari di terreno ammissibili ai pagamenti. Si pensi, ad esempio, all’orticoltura, alla viticoltura o all’allevamento intensivo di bestiame. Viceversa le aziende che praticano l’allevamento estensivo beneficiano di pagamenti diretti elevati ma hanno un reddito agricolo basso a causa dei ridotti margini di profitto di tale attività. Si tratta comunque di casi che non alterano significativamente la stretta correlazione esistente tra il reddito agricolo del beneficiario dei pagamenti e l’entità dei pagamenti stessi.

 

(© Osservatorio AGR)

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