28 Novembre
approfondimenti

La competitività del settore ortofrutticolo italiano

di Massimo Spigola

Ortofrutta: i valori strutturali e produttivi

Il settore ortofrutticolo rappresenta un segmento fondamentale dell’agricoltura italiana, non solo dal punto di vista della diffusione territoriale delle imprese agricole attive nella produzione di frutta e ortaggi, ma anche e soprattutto per i valori produttivi ed economici che caratterizzano il comparto.

 

L’analisi dei dati strutturali evidenzia come in Italia le aziende agricole che coltivano ortofrutta sono poco meno di 330.000 (circa 1/3 del totale) e gestiscono una superficie produttiva pari all’8% dell’intera Superficie Agricola Utilizzata (SAU) italiana (quasi 1 milione di ettari). La specializzazione che registra l’estensione più significativa è quella frutticola con 377.470 ettari (di cui il 43,4% ricade in Emilia Romagna, Campania e Sicilia), seguita dalle ortive in piena aria (che caratterizzano in particolare Puglia ed Emilia Romagna) e poi dalla produzione di legumi, agrumi e ortive protette che, in molti casi, presentano un’elevata concentrazione territoriale (si pensi al ruolo degli agrumi in Sicilia e Calabria).

 

Le dinamiche relative agli andamenti produttivi che negli ultimi anni hanno riguardato il settore sono differenti: nel caso delle ortive le più importanti produzioni in serra hanno segnato evoluzioni positive rispetto ad una media di comparto tendenzialmente negativa influenzata dagli andamenti delle produzioni in piena aria; per la frutta alcune produzioni hanno mostrato una tenuta (kiwi, mele), mentre altre (tra cui pesche e nettarine) hanno confermato lo stato di crisi ormai in atto da qualche tempo.

 

L’organizzazione della produzione ortofrutticola

Le aziende agricole ortofrutticole si caratterizzano per un’elevata frammentazione e polverizzazione produttiva, elementi che limitano la capacità competitiva del comparto, ma che, grazie all’azione delle Organizzazioni di Produttori (OP), sono stati via via marginalizzati, consentendo alle aziende agricole che partecipano a modelli organizzati su base collettiva di migliorare il proprio posizionamento di mercato e di garantirsi una remunerazione delle produzioni migliore di quella ottenibile sul mercato spot. In Italia si contano 298 OP (oltre a 15 Associazioni di Organizzazioni di Produttori – AOP), di cui la gran parte (55,0%) localizzate nel Meridione (nord (27,8%), centro Italia (17,2%). Tuttavia, la concentrazione geografica delle OP non rispecchia i livelli di organizzazione della produzione ortofrutticola; la quota di ortofrutta italiana che viene veicolata al mercato tramite le OP restituisce un quadro diversificato, dove convivono territori in cui la gran parte della produzione viene gestita dalle OP e altri in cui la produzione organizzata resta ancora molto contenuta (figura 1).

 

Mediamente, in Italia quasi il 50% della produzione di ortofrutta è governata dalle OP che si occupano di programmare, aggregare, condizionare, trasformare e valorizzare il prodotto dei soci; rispetto a tale valore medio le regioni che mostrano un tasso di organizzazione superiore sono, ad eccezione del Lazio, tutte del nord Italia (dove ricade la minoranza relativa di OP), mentre al sud (dove sono attive la gran parte di strutture organizzate) i tassi di organizzazione della produzione ortofrutticola sono decisamente più contenuti.

 

Figura 1 – Indice di organizzazione della produzione ortofrutticola per regione (valore della produzione commercializzata da OP/valore della produzione ortofrutticola regionale)

Grafico Ortofrutta

Fonte: elaborazioni su dati Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali

 

I valori economici dell’ortofrutta

La ricchezza generata dal settore ortofrutticolo italiano è di assoluto rilievo: nel 2015 si registra un valore di 12,5 miliardi di euro, il 24,3% del totale valore prodotto dall’agricoltura nazionale. Si tratta di un dato che non solo si presenta in aumento rispetto al 2014 (+8,2%), ma che pone l’Italia al secondo posto (dopo la Spagna) nel contesto comunitario per ciò che riguarda la classifica degli Stati più importanti in termini di valore della produzione ortofrutticola.

 

Ortofrutta e mercati internazionali

Una parte rilevante della ricchezza ortofrutticola viene ottenuta sui mercati internazionali: nell’ultimo anno il valore delle esportazioni italiane di ortofrutta (fresca e trasformata) è stato di 8 miliardi di euro, un dato che rappresenta il 22,0% del totale esportazioni agroalimentari e che conduce l’ortofrutta a detenere il ruolo di primo comparto italiano per valore delle esportazioni (nello stesso anno il più famoso vino ha esportato 5,4 miliardi di euro).

 

Nonostante tale posizionamento l’Italia ha perso terreno sui mercati esteri, sia con riferimento all’ortofrutta fresca che trasformata. Più in particolare, se nel 2004-2005 la quota dell’Italia sul commercio mondiale di ortofrutta fresca era del 5,1%, dieci anni più tardi si registra un valore del 3,6%. Uno scenario simile caratterizza il commercio di ortofrutta trasformata, dove il peso dell’Italia sul valore globale di ortofrutta trasformata è passato dal 7,7% del 2004-2005 al 6,5% del 2014-2015. Questi effetti sono stati determinati sia da una maggiore pressione concorrenziale di player storici che dall’affermazione di nuovi concorrenti sul mercato ortofrutticolo mondiale. Nel primo caso, ad esempio, è cresciuta di molto la quota di Stati Uniti e Cina sul commercio mondiale di conserve di pomodoro (gli USA sono passati dal 6 al 12%, mentre la Cina dal 17 al 20%; l’Italia è arretrata dal 46 al 39%). Tra i nuovi competitor si segnala invece il Perù (con un peso sul commercio mondiale di uva da tavola passato dall’1 al 7%; l’Italia dal 16 al 12%), l’Iran (da 0 al 5% sul commercio mondiale di kiwi; l’Italia dal 31 al 26%) e la Georgia (da 0 al 9% sul commercio mondiale di nocciole; l’Italia dal 10 al 9%). Insieme a nuovi assetti sul fronte dei principali esportatori si modifica, in parte, anche la geografia dei mercati di destinazione delle produzioni italiane. Negli ultimi anni la Cina ha importato il 631% in più di prodotti ortofrutticoli freschi italiani (in particolare kiwi), l’India il 387% in più e gli USA il 123%.

 

Quali priorità per l’ortofrutta italiana?

Per supportare la competitività del sistema ortofrutticolo italiano nei prossimi anni sarà indispensabile, da un lato, favorire azioni in grado di migliorare il funzionamento delle strutture organizzate (dimensioni minime delle OP, qualità dell’organizzazione, politiche commerciali e di gestione dei rischi…) e, dall’altro, realizzare politiche di sistema nazionali per rilanciare i consumi di ortofrutta, l’internazionalizzazione e l’innovazione.

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