14 ottobre
approfondimenti

Il prosecco traina l’export del vino italiano

Nel primo semestre 2016 l’export di vino dall’Italia si è attestato sui 2,6 miliardi di euro, il 3% in più rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente. Sebbene i tre quarti delle nostre vendite all’estero derivino dai vini fermi imbottigliati, sono gli spumanti – che incidono per un altro 18% del valore complessivo – a mostrare le dinamiche di crescita più significative: +25%.

 

Spumanti Dop e Prosecco tirano la volata

 
Se gli sparkling rappresentano la categoria di vini che mette a segno l’aumento più alto, all’interno della tipologia sono gli “altri spumanti Dop” (al netto dell’Asti che all’opposto registra un ulteriore calo) a tirare letteralmente la volata. Nell’ambito di questa codifica doganale ricade il Prosecco (nella versione Doc e Docg) al quale le statistiche di crescita citate in precedenza possono essere quasi totalmente ricondotte (alla luce delle ridotte quantità che vengono esportate degli altri spumanti a denominazione come Trentodoc e Franciacorta). In effetti, questa sottocategoria (che dal 1° gennaio 2017 dovrebbe essere ulteriormente “spacchettata” dando finalmente dignità allo spumante italiano più venduto nel mondo) mette a segno un +36% contro i vini fermi imbottigliati che nel complesso perdono oltre l’1%.

 

La crescita viene da lontano

 
Nel 2010 l’Italia esportava circa 477mila ettolitri di vini spumanti Dop (sempre al netto dell’Asti) per un controvalore di 170 milioni di euro. Durante gli anni più profondi della recessione economica, l’export di questi vini è letteralmente volato, grazie ad un apprezzamento dei consumatori di tutto il mondo (statunitensi e inglesi in particolare) che hanno visto nel Prosecco una sorta di valida alternativa più popolare al blasonato Champagne. Un vino da bersi in diverse occasioni (e non solo per le festività o gli anniversari), in momenti conviviali e sicuramente più facile da capire. Risultato: cinque anni dopo l’export è volato a 670 milioni di euro e ad oltre 1,8 milioni di ettolitri, pari ad una progressione di quasi il 300%.

 

La domanda supera l’offerta

 
Come in quei pochi casi di successo che connotano il mercato del vino, anche per il Prosecco la domanda sembra superare l’offerta. Gli oltre 400 milioni di bottiglie (considerate nelle versioni Doc e Docg) non sembrano quindi essere più sufficienti a soddisfare le richieste dei consumatori di tutto il mondo. Per questo motivo, nel 2016 si è deciso di aumentare gli ettari di coltivazione dentro le nove province delle due regioni di produzione, passando da 20.250 a 23.250 ettari, suddividendo l’aumento tra Veneto (2.444) e Friuli Venezia Giulia (556).

 

Le prospettive future: rischi e opportunità

 
L’aumento del potenziale produttivo risponde quindi ad una crescita della domanda che per questo vino continua a mostrare tassi di crescita annui a doppia cifra. Questo incremento si inserisce nell’ambito di una tendenza di lungo periodo che vede un apprezzamento dei vini spumanti da parte dei consumatori di tutto il mondo, sia di quelli dei mercati più “maturi” che di quelli emergenti.

 

Anche per quanto riguarda il nostro paese, dove i consumi di vino sono strutturalmente in calo da oltre trent’anni (per motivi sociodemografici e di cambiamenti degli stili di vita), uno dei pochi prodotti che sembra andare in controtendenza è il vino spumante e tra questi proprio il Prosecco che, negli anni, ha saputo riconfigurarsi non solo nelle modalità di consumo (aperitivo e mixato con altri spirits) ma anche nei confronti degli stessi users. Certo, non è tutto oro quello che luccica e, come risaputo, i prodotti che acquisiscono popolarità sono sempre nel mirino dei concorrenti. Il Prosecco infatti è spesso preda di fenomeni imitativi – in particolare all’estero – ed anche la concorrenza dei produttori esteri (spagnoli in particolare) non è certo benevola, in primis su quei mercati come la Germania dove la leva del prezzo rappresenta uno dei principali fattori di competitività.

 

(© Osservatorio AGR)

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