28 Novembre

Grano duro, raddoppiano i contratti di coltivazione tra pastai e mondo agricolo

Il numero degli accordi di filiera è passato, in meno di due anni, da 6.000 a oltre 12.000. Sotto contratto 200.000 ettari, il 15% dell’intera superficie nazionale destinata alla coltivazione del grano duro. Ma l’obiettivo della totale autosufficienza è lontano, con il 30-35% del fabbisogno ancora coperto dalle importazioni.

 

Sono trascorsi quasi due anni dalla firma del Protocollo d’intesa grano-pasta tra Aidepi, l’Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane, e l’Alleanza delle cooperative agroalimentari, Cia- Agricoltori Italiani, Confagricoltura, Copagri e Italmopa (Associazione industriali mugnai d’Italia).

 

Un accordo finalizzato a rafforzare la competitività della pasta italiana, che all’estero continua a crescere sia per volumi che per fatturati, aumentando la disponibilità di grano duro italiano con caratteristiche qualitative idonee alla pastificazione e incentivando la sostenibilità e la tracciabilità delle produzioni.

 

Dal dicembre del 2017 a oggi il numero dei contratti di coltivazione tra pastai e mondo agricolo e cooperativo è raddoppiato. Un successo su tutti i fronti: gli accordi, seppure attivi da più di 10 anni, sono passati in meno di due anni da 6.000 ad oltre 12.000. E nello stesso arco temporale è raddoppiata anche la superficie agricola ricompresa negli accordi di coltivazione, un’estensione che coinvolge ormai circa 200.000 ettari, corrispondenti al 15% dell’intera superficie nazionale destinata alla coltivazione del grano duro.

 

A fare il punto sulla situazione è stato un incontro organizzato, la scorsa settimana, presso la Camera dei Deputati, su iniziativa di Filippo Gallinella, Presidente della Commissione Agricoltura.

 

I numeri dicono che dagli accordi di filiera provengono ormai oltre 700.000 tonnellate di grano duro italiano remunerato a un valore equo e soprattutto al riparo dai ricorrenti fenomeni di volatilità dei prezzi. Va anche rilevato che con i contratti di filiera è previsto il riconoscimento di premi, da parte degli utilizzatori industriali, legati al raggiungimento di specifici parametri qualitativi e di sostenibilità. Un meccanismo che agisce da incentivo al miglioramento qualitativo dei grani e all’impiego di tecniche produttive a minore impatto ambientale, anche attraverso un uso più efficiente dei prodotti di sintesi.

 

I firmatari del Protocollo di intesa grano-pasta muovono nel complesso un volume d’affari di oltre 40 miliardi di euro, coinvolgendo nelle fasi a monte circa 30 industrie sementire e per il mondo agricolo più di due terzi delle aziende e delle cooperative attive nel settore. A valle intervengono circa 270 centri di raccolta, stoccaggio e trattamento dei cereali e il 90% del sistema molitorio italiano, mentre l’industria pastaria partecipa con 120 imprese e un organico di 7.500 addetti.

 

Nonostante i progressi, favoriti dagli accordi di filiera, l’obiettivo della totale autosufficienza nell’approvvigionamento del grano duro è ancora lontano. Si consideri che ad oggi la produzione nazionale, che si attesta annualmente attorno ai 4 milioni di tonnellate, soddisfa circa il 70% del fabbisogno industriale. Per il 30% delle proprie necessità molini e pastifici ricorrono pertanto alla materia prima estera, spesso più costosa di quella italiana. Ma ci sono situazioni, come quella attuale – spiega Italmopa – in cui la qualità eterogenea del raccolto nazionale soprattutto in relazione al tenore proteico e le minori produzioni, si traducono in deficit ancora più rilevanti, aumentando il ricorso all’approvvigionamento di grani dall’estero.

 

D’altro canto, i volumi annui di lavorazione dell’industria molitoria si aggirano sui 5,6 milioni di tonnellate di grano duro. Ma quest’anno, complice una flessione delle superfici seminate, si è avuta in Italia una riduzione del raccolto circa il 4%.

 

Alla Camera dei Deputati è stato anche illustrato il progetto dell’Università degli Studi della Tuscia per un sistema di mappatura e censimento del patrimonio cerealicolo nazionale, il primo realizzato in Italia che, nella sola annata agraria di test, ha analizzato, in 16 centri di stoccaggio di 8 province, i dati di circa 4.700 conferimenti, per un totale di oltre 77.000 tonnellate di grano duro. L’obiettivo è raccogliere, fin dall’annata agraria 2019-2020, i dati di almeno il 10% delle produzioni attese in ogni provincia rilevata, individuando pochi, ma significativi e incontrovertibili parametri qualitativi dei grani monitorati, costruendo valori soglia comprensibili e comunicabili a tutti gli operatori della filiera.

 

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