14 ottobre
approfondimenti

Gli strumenti di gestione del rischio in agricoltura: lo stato dell’arte e le ipotesi di riforma

di Felice Adinolfi

L’intervento europeo per la gestione dei rischi

La riflessione sugli strumenti individuali di gestione del rischio si è sviluppata, in Europa, parallelamente alla riduzione del sistema di garanzie finalizzate alla stabilizzazione dei mercati agricoli. Alla peculiare esposizione ai rischi naturali si è aggiunta, infatti, quella prodotta dall’integrazione con i mercati internazionali, legata alla variabilità dei prezzi degli input e degli output e spesso acuita dalle modalità con cui i segnali di mercato si trasferiscono lungo le filiere.

 

I nuovi strumenti per la gestione del rischio

Le caratteristiche particolari dell’agricoltura hanno da sempre giustificato l’intervento pubblico a supporto della gestione dei rischi. Tanto al di fuori dell’Europa, con esperienze importanti per tradizione e rilevanza finanziaria (Canada e Stati Uniti), quanto all’interno, con diversi Stati Membri, tra i quali l’Italia, che da molto tempo fanno ricorso alla contribuzione pubblica per sostenere in particolare la stipula di polizze assicurative contro i danni alla produzione agricola.
L’Europa solo con la riforma del 2008 (Health Check della Politica Agricola Comune – PAC) decide di introdurre questo ambito di interventi a livello comunitario. È in questa occasione che la PAC per la prima volta si occupa di incentivi alla stipula di assicurazioni agricole e al funzionamento di fondi di mutualizzazione, prevedendo che i singoli Stati possano, in maniera facoltativa, devolvere una parte del budget destinato ai pagamenti diretti a parziale copertura dei premi assicurativi erogati dagli agricoltori e delle compensazioni pagate dai fondi mutualistici.
Ma è con l’ultima riforma della PAC (2013) che l’intervento comunitario per la gestione dei rischi in agricoltura assume una fisionomia organica, che trova collocazione nell’ambito del pilastro dedicato allo sviluppo rurale. In particolare viene previsto che, all’interno dei Piani di Sviluppo Rurale (PSR), possano essere allocate specifiche risorse destinate ad agevolare il ricorso degli agricoltori a tre tipologie di sostegni:

  1. contributi finanziari alle polizze assicurative per avversità atmosferiche, fitopatie, epizoozie, infestazioni parassitarie. Il contributo copre una parte del costo assicurativo (65%) e la copertura interviene quando la perdita supera il 30% della produzione media annua dell’agricoltore;
  2. contributi finanziari ai fondi di mutualizzazione per le fitopatie, epizoozie, emergenze ambientali. Il contributo copre una parte delle perdite e la compensazione interviene quando la perdita supera il 30% della produzione media annua dell’agricoltore;
  3. contributi finanziari ai fondi di mutualizzazione per la stabilizzazione del reddito – Income Stabilization Tool (IST). Il contributo copre una parte dei cali di reddito e la compensazione interviene quando la perdita supera il 30% del reddito medio annuo dell’agricoltore.

 

Lo stato di attuazione

Se l’obiettivo del legislatore europeo era quello di aumentare la diffusione degli strumenti di copertura agevolati, le informazioni sull’attivazione delle opportunità offerte dallo sviluppo rurale per la gestione dei rischi non appaiono confortanti. I dati mostrano come l’Italia sia, tra i Paesi per cui si dispongono indicazioni, quello che ha dedicato la quota maggiore di risorse finanziarie agli strumenti di gestione del rischio, in particolare assicurativi (tabella 1). Le altre formule (fondi mutualistici e IST) invece hanno riscosso scarso successo; in particolare, i fondi mutualistici sono stati attivati solo da Romania, Italia e Francia, mentre l’IST da Italia, Ungheria e Spagna. Per quanto attiene lo strumento di stabilizzazione del reddito, le (poche) risorse previste da Ungheria e Spagna fanno pensare più ad un’attivazione sperimentale, mentre in Italia non è ancora disponibile la regolamentazione attuativa finale.

 

Tabella 1 – Risorse finanziarie dedicate agli strumenti di gestione del rischio in agricoltura nel 2014-2020 (mln €)

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I dati richiamati sono molto chiari e raccontano di un avvio non proprio entusiasmante dei nuovi strumenti di gestione del rischio. Le criticità sollevate sono state diverse, tra cui la principale attiene alla collocazione nel II pilastro della PAC delle risorse destinate alla gestione dei rischi, una scelta che di fatto può contribuire a limitarne l’efficacia rispetto ad una organizzazione differente (ad esempio con una regolamentazione dedicata o in ambito Organizzazione Comune di Mercato come nel caso dell’ortofrutta e del vino).

 

Le proposte di riforma

La recente ipotesi (settembre 2016) di revisione del Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2014-2020 contenuta nella proposta di Regolamento omnibus, che disciplina anche alcuni aspetti di riforma della PAC, prevede dei meccanismi di correzione per la strumentazione dedicata alla gestione dei rischi in agricoltura. Il primo riguarda la possibilità di utilizzare anche risorse finanziarie pubbliche per la formazione del capitale iniziale dei fondi (opzione attualmente non consentita), mentre l’altro aspetto proposto è relativo alla possibilità di istituire IST di natura settoriale in cui il risarcimento scatta quando si registra una diminuzione di reddito del 20% rispetto al 30% attualmente previsto nella regolamentazione vigente.

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