2 maggio
approfondimenti

Il futuro della Politica Agricola Comune (PAC): quali orientamenti?

Il futuro della Politica Agricola Comune (PAC) tra regolamento Omnibus e riforma post 2020

In queste settimane il futuro della Politica Agricola Comune (PAC) è sempre più al centro del dibattito economico-politico. Nei prossimi mesi saranno approvate le modifiche alla PAC contenute nel regolamento Omnibus (si veda l’approfondimento dedicato) e, soprattutto, sono attesi due importanti documenti da parte della Commissione europea: la Comunicazione sul futuro della PAC per il post 2020 (entro la fine del 2017) e le proposte legislative di riordino della PAC dal 2020 in avanti (nel 2018).

 

Il primo documento traccerà la visione politica su cui successivamente saranno costruite le norme di funzionamento che definiranno il pacchetto legislativo della futura PAC. A prescindere dagli aggiustamenti di medio termine che saranno approvati con il regolamento Omnibus, questo rappresenta un momento ideale per riflettere sui possibili ambiti e opzioni di riforma della PAC post 2020 che, per continuare a garantire sostenibilità economica ed ambientale al sistema agricolo europeo, dovrà essere ulteriormente modificata rispetto agli interventi contenuti nella riforma di medio termine.

 

La modifica del sistema dei pagamenti diretti nell’ambito della PAC

Questo significa che i più importanti strumenti disponibili all’interno della PAC dovranno essere rivisti e adeguati alle nuove sfide che attendono il settore agricolo nei prossimi anni, come argomentato nel report della RISE Foundation CAP: Thinking out of the box. Secondo lo studio, uno dei principali imputati è il sistema dei pagamenti diretti alle aziende agricole nell’ambito del I pilastro della PAC, a cui sono dedicati il 70% delle risorse PAC e il 30% dell’intero budget comunitario.

 

Dalla loro introduzione ad oggi i pagamenti diretti agli agricoltori sono stati al centro di importanti processi di riforma che ne hanno di certo migliorato il funzionamento (e la loro legittimazione sociale); tuttavia, per gli autori del rapporto, la percezione diffusa è che essi attualmente vengono interpretati come un diritto da parte degli agricoltori, sono inefficienti, poco funzionali all’obiettivo del sostegno al reddito, della sicurezza alimentare, dell’uso efficiente delle risorse naturali e della fornitura di servizi ambientali nelle aree rurali, così come non sono in grado di stimolare incrementi di produttività e sostenibilità ambientale.

 

Allora come migliorare l’utilizzo delle risorse pubbliche che oggi vengono utilizzate per i pagamenti diretti? Una delle proposte prevede una graduale riduzione del peso finanziario di tale strumento in favore di interventi profondamente finalizzati, in grado di migliorare i livelli di produttività agricola, l’uso delle risorse naturali, la gestione del rischio e la fornitura di beni pubblici e di specifici servizi ambientali da parte degli agricoltori.

 

La PAC post 2020: land management e gestione del rischio?

Il rapporto citato individua la gestione del territorio e la gestione del rischio in agricoltura come i principali ambiti su cui si dovrebbero concentrare i processi di riforma della PAC (e in particolare del sistema dei pagamenti diretti).

 

Gli elementi che possono contribuire a migliorare gli interventi in favore della gestione territoriale dovranno essere volti al raggiungimento degli obiettivi ambientali, un ambito su cui gli sforzi fatti finora sono ancora insufficienti; è necessario ridurre l’inquinamento delle falde acquifere, arginare la perdita di fertilità dei suoli e del patrimonio di biodiversità. Aspetti fondamentali in questa direzione sono legati alla possibilità di definire obiettivi strategici chiari per il settore primario, in modo da consentire una migliore identificazione del contributo dato dagli imprenditori agricoli; inoltre, sarà fondamentale la collaborazione che potranno garantire altre politiche, come nel caso delle azioni dedicate alla ricerca e sviluppo e alla formazione del capitale umano.

 

Un possibile modello identificato nello studio per riformare i pagamenti diretti in favore (anche) di strumenti di gestione territoriale prevede un sistema su più livelli, in cui il primo replicherebbe l’attuale pagamento di base, mentre gli altri livelli di pagamento sarebbero agganciati alle aree rurali marginali, a misure agroambientali e in favore del clima e, infine, l’ultimo livello sarebbe dedicato a specifici servizi ambientali.

 

Per quanto attiene la gestione del rischio in agricoltura, i pagamenti diretti così come li conosciamo ne hanno in parte rallentato lo sviluppo, per via della presenza di elementi distorsivi. In futuro la PAC (o meglio la parte dedicata alla gestione del rischio) dovrà concentrarsi sul fornire supporto ad azioni in grado di consentire lo sviluppo di sistemi (organizzati, assicurativi, ecc.) che poi dovranno funzionare senza necessità di intervento pubblico. Molta attenzione dovrà essere garantita per prevenire i rischi, attraverso il sostegno all’utilizzo di nuove tecnologie e in favore di strategie di gestione territoriale, tramite ad esempio il supporto ad investimenti infrastrutturali o azioni di formazione.

 

La mitigazione del rischio dovrebbe, invece, essere basata principalmente su misure di gestione private; in questo ambito sarà fondamentale definire un quadro normativo in grado di consentire lo sviluppo di diversi strumenti di copertura, che potranno agire sia in maniera orizzontale (Organizzazioni di Produttori, cooperative…) che verticale. Infine, la parte di rischio residuale non gestita dagli strumenti privati potrà trovare copertura attraverso un sistema di stabilizzazione (pubblico) che operi in maniera ex-post, senza ovviamente “spiazzare” lo sviluppo del mercato privato.

 

(© Osservatorio AGR)

Cattolica Assicurazioni Soc. Coop.

Codice fiscale/Partita IVA 00320160237 - Partita IVA del Gruppo IVA Cattolica Assicurazioni 04596530230