5 gennaio
approfondimenti

Free Trade Agreement e impatti per l’agroalimentare europeo

di Denis Pantini

Accordi di libero scambio: bene per i prodotti alimentari trasformati, meno bene per quelli agricoli

Lo scorso mese la Commissione europea ha presentato uno studio sui possibili impatti derivanti dagli accordi di libero scambio nel settore agroalimentare comunitario. Secondo questa valutazione, condotta sugli effetti legati a 12 accordi commerciali in corso di negoziato tra l’UE e Paesi terzi, gli impatti sull’agroalimentare europeo dovrebbero evidenziare un saldo positivo, calcolato come differenziale stimato nell’export rispetto all’import, da qui a dieci anni.

 

Ovviamente, questo risultato è frutto di stime che mostrano crescite nell’export di prodotti trasformati come vini, formaggi, oli e ortofrutticoli, ma anche aumenti nelle importazioni di derrate agricole come le carni bovine e il riso. In buona sostanza, non sembrano essere tutte rose e fiori per gli agricoltori europei.

 

Gli accordi analizzati nel panorama dei FTA tra UE e Paesi terzi

Lo studio prende in considerazione 12 accordi commerciali in corso di negoziazione, tra cui rientrano quello con il Canada (CETA), gli USA (TTIP), il Giappone, il Mercosur. Si tratta di una parte dei FTA che attualmente l’Unione europea sta negoziando – o ha appena concluso, ma per i quali manca ancora la ratifica – con i Paesi terzi (circa una ventina), a cui si aggiungono i 40 accordi già in vigore da diversi anni. Le stime di impatto prendono in considerazione solamente le eventuali liberalizzazioni in tema di barriere tariffarie e non considerano invece gli effetti derivanti dall’eliminazione di quelle non tariffarie che in realtà rappresentano gli ostacoli principali agli scambi commerciali. Al di là di questo approccio metodologico, lo studio è importante alla luce del rilevante ruolo che l’Unione europea detiene nel panorama degli scambi mondiali di prodotti agroalimentari. Come è possibile notare dalla figura 1, nel 2015 l’UE ha importato 128 miliardi di euro di beni agricoli e alimentari, esportandone verso Paesi terzi circa 121 miliardi di euro.

 

Figura 1 – Import-Export di prodotti agroalimentari tra UE e Paesi Terzi (Miliardi di euro)

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Fonte: elaborazioni su dati Commissione europea.

 

Chi guadagna e chi perde

L’eventuale eliminazione dei dazi e di altre barriere tariffarie permetterà alle imprese europee di incrementare le proprie esportazioni nei mercati terzi e in particolare per quei prodotti a maggior valore aggiunto. Nel giro di dieci anni e in uno scenario “ottimistico”, l’export di prodotti lattiero-caseari potrebbe aumentare del 59%, quello delle carni suine e avicole del 48%. Al contrario, la contestuale riduzione delle barriere tariffarie oggi vigenti ai confini comunitari favorirebbe le importazioni di carni bovine (+92%), zucchero (+89%) e riso (+24), portando così il saldo commerciale di questi comparti in negativo.

 

Il caso del CETA

Tra gli accordi presi in considerazione figura il CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement), il cui negoziato tra UE e Canada si è concluso il 30 ottobre scorso e la cui ratifica da parte del Parlamento europeo dovrebbe arrivare nei primi mesi del 2017. Dopo questo passaggio, l’accordo entrerà in vigore in via provvisoria, interessando oltre il 90% dei contenuti negoziati. Tra i principali effetti collegati per l’agroalimentare europeo vanno segnalati l’aumento delle quote all’import per i formaggi europei (che passeranno dalle attuali 14mila a 32mila tonnellate annue) nonché una facilitazione nelle procedure di ingresso in Canada per i vini e i prodotti ortofrutticoli comunitari. Di contro, si evidenzia l’aumento del contingente a dazio zero per le carni bovine in entrata nell’UE di quasi 49mila tonnellate. Una quota che, a livello complessivo, arriverà a rappresentare “solamente” lo 0,6% del consumo totale europeo di carni bovine.

 

… e quello del TPP

Sebbene non riguardi l’Unione europea, lo studio prende in considerazione anche i possibili impatti “indiretti” derivanti dal TPP, l’accordo negoziato tra Stati Uniti e altri 11 Paesi dell’area del Pacifico (Cina esclusa). Secondo il report, questo accordo potrebbe ridurre gli effetti positivi derivanti dai FTA che l’UE sta negoziando con i Paesi della regione asiatica, in particolare con il Giappone. Per fortuna, questo pericolo sembra ormai scongiurato, alla luce della netta dichiarazione del neo-presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di non voler ratificare il TPP.

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